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Modulo Schwoch
di Adalberto Scemma
Le cifre individuali lo confermano: Stefan è il deus ex machina del Vicenza, la sua sola presenza condiziona il gioco dell'intera squadra, non soltanto del reparto offensivo. Da un lato il grande movimento prodotto a tutto campo che lo fa apparire agli occhi degli avversari come una sorta di folletto inafferrabile; dall'altro la tendenza a fare reparto a sé, aprendo spazi per i compagni e utilizzando negli inserimenti un timing esemplare. Tutto questo si avverte anche e soprattutto quando l'apporto di Schwoch viene a mancare. E se è vero che quando Stefan scende in campo il modulo del Vicenza diventa automatico (4-3-2-1, l'immagine del cuneo, o dell'albero di Natale) è altrettanto vero che le difficoltà si evidenziano in maniera massiccia in caso di assenza. Schwoch, insomma, è difficilmente sostituibile, né si può chiedere a Massimo Margiotta, che ha ben altre caratteristiche, di sostituirlo in tutte quelle funzioni tattiche di cui Stefan è maestro.
Il bomber biancorosso Stefan Schwoch

E allora l'errore da evitare, come l'incontro con il Siena ha confermato, è proprio questo: l'applicazione pedissequa del "modulo Schwoch" (Vicenza a una sola punta) anche in assenza di Stefan. Dobbiamo intenderci. Il gioco del Vicenza è ormai lineare, ben memorizzato, a tratti persino spettacolare: ci sono movimenti che evidenziano l'ottimo lavoro compiuto sul campo da Mandolini. E tuttavia, in questo meccanismo bene oliato, ineccepibile anche negli equilibri, ci sono due sole presenze non sostituibili: quella di Zanchetta, il fantasista delegato a creare la cosiddetta variabile impazzita, e naturalmente quella di Schwoch. Quando i due si defilano, bisogna avere il coraggio di cambiare modulo.


07/03/2003

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