| Prosegue all'Istituto Rezzara di Vicenza il corso Movimenti di origine indù presenti in Occidente, un ciclo di incontri per meglio comprendere la realtà delle filosofie orientali, che si sono molto diffuse in questi ultimi anni anche nella nostra provincia. Relatore è l'arch. Alessandro Checchi di Padova, promotore culturale per il Triveneto del Centro Bhaktivedanta. Le religioni dell'Oriente, cariche di spiritualità e mistero, esercitano un grande fascino in Occidente, appiattito sul concreto e sul progresso. Esse sembrano rappresentare l'altra faccia della realtà, quella nascosta, che potremmo dire dei sentimenti, dei significati, della trascendenza. L'Occidente ha una superiorità materiale incontestabile, ma rischia di morire presto o tardi se non si riprende a tempo e non fa un ritorno alle origini. Deve difendersi da se stesso, perché ha in sé i pericoli che lo minacciano. | |
| In una parola, potremmo dire che mentre in Occidente prevalgono l'azione e la tecnica, in Oriente prevale la contemplazione. Nell'India in particolare l'attitudine alla contemplazione è parte della cultura antropologica, per cui l'uomo comune non ritiene di perder tempo nel silenzio e nella ricerca di ciò che permane nel variare delle situazioni. Per l'indù è necessario andare sempre al di là delle cose che si vedono e che si pensano, per riservare sempre uno spazio di inesprimibile. Non si tratta di astrazioni vuote, ma di una presa di coscienza della verità in quanto tale. Negli anni Settanta, momento in Occidente particolarmente ricco di fermenti creativi, quando si è avuta la netta sensazione dei limiti dello sviluppo, numerosi giovani andarono in India alla ricerca di modelli alternativi di vita e non pochi guru indù si trasferirono prima in Usa e poi in Europa per presentare modelli alternativi di vita. Si veniva così a creare un interesse tutto particolare per generi di vita poveri, fortemente radicati nella spiritualità. La stagione della ricerca non durò a lungo e il benessere finì per prevalere, portando con sé indifferenza e superficialità, di cui la comunicazione mass-mediatica è espressione. A distanza di anni troviamo fra noi gruppi religiosi orientali, immigrati in quelli anni, per alcuni oggetto di curiosità per altri di vera attenzione in momenti di crisi esistenziale. Essi conservano ancora la spinta alla trascendentalità della vita, anche se sembrano non raramente impoveriti rispetto alle grandi tradizioni orientali a cui si ispirano. Ridotti magari a poche pratiche esoteriche, sembrano costruire un mondo immaginario di gratificazione, senza coinvolgere le persone in un cammino di vera trasformazione. Per questo parlano a volte di doppia appartenenza nei confronti del Cristianesimo, portando l'individuo in una ambiguità povera di significati. Lo studio di alcuni di questi movimenti indù, presenti in Italia, si propone una conoscenza seria di essi e delle loro proposte, ed insieme delle esigenze umane alle quali vogliono rispondere. |