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La Campana di Obrietan
Un'antica campana tibetana donata al Papa per la Pace
In questi giorni carichi di ansia e preoccupazione per la nuova terribile guerra, purtroppo già esplosa con tutte le sue drammatiche conseguenze, rintocchi di pace a Roma, mercoledì 26 marzo, durante l'udienza generale del Santo Padre. In quell'occasione, Gioacchino Obrietan, raffinato collezionista vicentino e avventuroso ricercatore di antichità orientali, ha donato a Sua Santità Giovanni Paolo II una campana templare in ferro del 1730 (stile Early Qing), che fu trovata dallo stesso Obrietan, nella zona di Hebei, non lontana da Pechino. La campana riporta una iscrizione dedicata alla pace e alla tranquillità dell'anima, recita testualmente "Lo stato sia prospero e il popolo tranquillo, i venti siano regolari e le piogge opportune, lunga vita all'Imperatore".
Gioacchino Obrietan, antiquario
Questo dono fatto al Papa, instancabile messaggero di pace e concordia, vuole quindi essere un segno di speranza e di buon auspicio affinché fra gli uomini prevalga sempre la via del dialogo. Esploratore e profondo conoscitore di antichità orientali, Gioacchino Obrietan, ribattezzato " L'Indiana Jones delle civiltà orientali", da trent'anni gira l'Oriente in lungo e in largo, animato da una sete di ricerca senza eguali. Cina, Tibet, Birmania, India, Vietnam per lui non hanno segreti.
Sua Santità Giovanni Paolo II
Prima da turista, poi da imprenditore durante i suoi viaggi d'affari negli anni Ottanta, ha cercato nei mercati di Shanghai o sulle montagne dell'Himalaya testimonianze delle civiltà passate. Così sono nate, pezzo dopo pezzo, le collezioni che oggi sono il vanto della Galleria THAIS. Mobili antichi, ceramiche, campane, sculture. Pezzi grondanti di storia, testimoni di civiltà scomparse che ancora oggi appaiono stupefacenti per la loro ingegnosità.
L'antica campana tibetana oggetto di dono
La filosofia della THAIS, del resto, è proprio questa: l'antiquariato come specchio di un mondo lontano, che in gran parte non esiste più, ma che ha molto da insegnare all'Occidente. Del resto, Gioacchino Obrietan è molto più di un antiquario appassionato del suo lavoro: l'Oriente gli è entrato nel cuore e nella pelle, come ben sanno la moglie Betty e il figlio Gianmaria che spesso lo accompagnano nei suoi viaggi. Ha così assimilato la cultura e le abitudini orientali da riuscire a bere, come un tibetano, il tè al burro (puzzolente) di yak; oppure, alla pari di un autentico cinese, è capace di bere incredibili grappe con serpenti, o mangiarsi un piatto di scorpioni. Vivi, s'intende. Questa sintesi di civiltà e culture lontane si ritrova in ogni angolo della Galleria THAIS di Brendola.
Antica campana della collezione Obrietan

26/03/2003

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