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CHIESA VIVA on line 04/2003
Il giorno del Signore

Nel mese di Novembre ci sono state nella nostra diocesi due domeniche dedicate alla riflessione sul Giorno del Signore. In quella occasione sono stato invitato dal mio parroco, don Bruno, a aprire il libro della mia esperienza missionaria su questo tema per raccontare come vivono il Giorno del Signore i cristiani di una regione africana dove la presenza missionaria conta appena 60 anni di vita.

"Celebrazione della Parola"

La missione di Nawela (nella provincia mozambicana dello Zambesia) annovera 75 comunità: che possiamo chiamare pure parrocchie. Nell'arco di un anno, i missionari potranno raggiungere ciascuna di esse per la celebrazione domenicale due o tre volte. Ciò significa che i cristiani della comunità, normalmente, si radunano da soli, senza la presenza del presbitero, alla domenica. In questo caso, i fedeli si avviano verso la loro cappella secondo un orario approssimativo per celebrare la "liturgia della Parola", che si svolge seguendo la falsariga della celebrazione eucaristica. La maggioranza delle persone partecipanti sono analfabete. C'è un preambolo fisso nello svolgimento dell'incontro domenicale, ed è il "muselo" che consiste nello scambio delle informazioni tra i presenti. Noi, quando andiamo a trovare una persona e le diamo il buongiorno non facciamo altro che tentare di stabilire, anzitutto, un contatto personale con lei, dopo di che passiamo a trattare dell'assunto che ci ha spinto ad incontrarla. Così, nella comunità celebrante, prima ci si guarda in faccia e ci si interessa della situazione di ognuno (in genere si comunicano i malanni grandi o piccoli, propri e dei famigliari) e poi si entra insieme nella preghiera. C'è sempre qualcuno che è incaricato a presiedere, attorniato dagli "anziani" della comunità. Dopo le letture, l'incaricato della Parola abbozza un commento, ma anche gli altri fedeli possono intervenire per esortare, confermare o fare delle applicazioni pratiche (a volte del tutto originali). Il secondo momento della celebrazione consiste nel ricevere l'Eucarestia che un incaricato, da un assistente che reca fiori in mano, è andato a prendere nella cappella centrale della sua zona pastorale.

Celebrazione Eucaristica

Nella domenica in cui arriva il presbitero "si fa l'Eucarestia" e la celebrazione assume una tonalità diversa, Anzitutto, dopo il "muselo" seguono le confessioni che possono durare delle ore, a seconda della consistenza numerica del gruppo. L'ingresso del celebrante è solennizzato dal canto accompagnato dai tamburi e dalla danza: un modo questo per dire che siamo un popolo in cammino e che entriamo in chiesa per pregare anche con il nostro corpo non solo con l'anima e lo spirito. Il ritmo e la gestualità sottolineano i momenti più salienti della messa: l'intronizzazione della Parola, l'offertorio, la consacrazione, il ringraziamento dopo la comunione. Al momento della preghiera dei fedeli le intenzioni provengono dai membri dell'assemblea (spesso più da parte degli uomini che di donne). Si chiedono a Dio cose molto concrete ed immediata: la salute per malati, la concordia, una vita meno tribolata, la pioggia, un buon viaggio di ritorno per il missionario visitante. L'offertorio occupa abbastanza tempo. Soldi non ne hanno molti in tasca, comunque a loro costa meno offrire un uovo o una pannocchia che non 10 lire. Più che sul valore materiale dell'offerta si insiste sul principio che ognuno deve apportare qualcosa di suo nella messa e che una comunità adulta deve avere un minimo di base economica per sopperire alle sue necessità. Alla fine della celebrazione i cristiani offrono sempre un pranzo al missionario: riso o polenta e gallina. Non sempre ci sono delle posate e quindi si mangia direttamente con le mani. A volte tutti i cristiani condividono il pasto assieme specialmente nelle maggiori festività.

Nota finale A questo scarno resoconto bisogna aggiungere alcune osservazioni che dimostrano o fanno intuire che tutto il mondo è paese e che l'omologazione è un fenomeno anche ecclesiale: - anche nelle più lontane foreste c'è della gente che va a messa solo perché è un dovere; - la danza liturgica può trasformarsi in una sottile esibizione; - il mercato domenicale comincia a far concorrenza alla celebrazione comunitaria; - molti cristiani vanno in chiesa solo il giorno in cui arriva il missionario.

p. Elia Ciscato


01/04/2003

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