| Memoria di ferro (e anche di più.) Giorgio Carrera ha cadenzato con la consueta e a volte persino brutale franchezza le tappe di quel trittico di stagioni finite in archivio, purtroppo, con una retrocessione totalmente fuori programma. Basti pensare che quel Vicenza non è stato in grado di gestire, a poche giornate dalla conclusione del campionato, un bonus di sette punti di vantaggio. Al di là di quel momento negativo, rimane bene in evidenza l'idea di un gruppo -Giorgio lo ha rilevato- probabilmente irripetibile non soltanto dal punto di vista calcistico ma anche, e soprattutto, sotto il profilo umano. Prova ne sia che a un quarto di secolo di distanza l'affetto che lega i giocatori del Real Vicenza è ancora saldissimo. "Erano importanti gli equilibri in campo -ha sottolineato Giorgio Carrera- ma lo erano ancora di più quelli che si animavano fuori dal campo. Un mix reso possibile dalla presenza di quel grande personaggio che è Gibi Fabbri: non ho mai trovato, in carriera, un allenatore che lo eguagliasse sotto il profilo della sagacia tattica. Il suo segreto ? La semplicità , la lettura immediata della situazione. Il resto veniva da solo: quel Vicenza giocava davvero a memoria, non c'era alcun bisogno di sollecitarne la vena". Il difetto più evidente di Giorgio ? L'eccessiva propensione -osservavano i critici dell'epoca- a spingersi nella metà campo avversaria alla ricerca del gol. E tuttavia la rivisitazione di quel calcio consente di proporre, fatti i debiti rapporti, un parallelo con Franz Beckenbauer, antesignano di una interpretazione del ruolo di libero cui proprio Carrera liberamente si ispirava. Il pregio maggiore, invece, era rappresentato dalla generosità, da quel proporsi sempre e comunque come un punto di riferimento imprescindibile. "Ho fatto scelte quasi sempre controcorrente -ammette Giorgio- ma non me ne sono mai pentito. Ho sempre vissuto da uomo libero, non ho mai mercificato la mia professione. E mi tengo stretti anche adesso tutti gli straordinari momenti di vita che mi sono toccati in sorte". Per alcuni anni Giorgio Carrera ha lavorato con molti meriti anche nel settore giovanile del Vicenza. Ha guidato gli allievi a un successo memorabile nel Torneo di San Bonifacio cui prendevano parte anche l'Inter e la Juventus. "Lavorare con i giovani -ricorda- mi è sempre piaciuto anche perché mi consentiva di sperimentare metodologie molto personali: evitavo i tatticismi, fedele in questo agli insegnamenti di Gigi Fabbri, e privilegiavo invece l'insegnamento della tecnica. Il pallone era presente in full-immersion e così doveva essere, visto che nel calcio è l'attrezzo principale.". Nei mesi scorsi Giorgio ha vissuto un'esperienza poco felice negli esiti a Castrano come direttore dell'area tecnica. Tutto bene all'inizio poi, come un fulmine a ciel sereno, ecco l'arresto del presidente e il conseguente addio a tutti i programmi sviluppati per il ritorno in C/2. "Ma ho voglia di ripropormi -osserva- dovunque vogliamo un personaggio come me, sicuramente fuori dal coro ma leale e sincero. La fama di personaggio scomodo ? Bisogna intendersi sul significato di scomodo. Di certo non sono il tipo che le manda a dire. Di certo non sono il tipo che tolleri le mariuolerie. Di certo non sono il tipo capace di tollerare le ingiustizie. Chi sono, in definitiva ? Sono Giorgio Carrera. Il che non solo basta ma ce ne avanza pure". |