| Informazione pubblicitaria |  | | | | | | | | | In Veneto una piccola impresa su sette impiega addetti extracomunitari e per oltre la metà degli imprenditori, i lavoratori extracomunitari si impegnano più degli altri, tanto che l'82% si dichiara favorevole ad assumerne altri. Lo rivela l'Osservatorio permanente sui lavoratori extracomunitari occupati nella piccola impresa del Veneto promosso dal centro studi Sintesi in collaborazione con Aes. L'indagine ha coinvolto un campione di oltre 200 imprese di piccola dimensione della regione che ha alle dipendenze cittadini extracomunitari. Il Veneto da solo accoglie ormai circa il 10% degli stranieri residenti in Italia preceduto solamente dalla Lombardia con il 23,3% e dal Lazio con il 15,9%.La provincia con un maggior numero di stranieri è Vicenza (34.703), seguita da Verona (33.033) e Treviso (30.644). Ad attrarre i lavoratori extracomunitari è il panorama variegato della realtà economica veneta che viene percepito come terreno fertile per trovare lavoro. | | | Lavoro e extracomunitari | Gli stranieri residenti in Veneto al 31 dicembre 2000 erano 141.160, con un aumento rispetto all'inizio anno di 24.115 unità ed una presenza femminile del 43%. Gli immigrati provengono per lo più dall'Africa settentrionale, seguita dalle aree dell'Europa orientale, dell'Asia, dell'Africa subsahariana e dell'America latina. Le imprese intervistate hanno alle proprie dipendenze mediamente 2,6 addetti extracomunitari, valore che sale a 2,8 nelle imprese di produzione. Rispetto al 1991, il numero di dipendenti extracomunitari iscritti all'Inps è triplicato, mentre i cittadini stranieri titolari di impresa sono 14.718, secondo un'indagine svolta dall'ufficio studi della Cgia di Mestre su dati Infocamere. Gli imprenditori, infine, incontrano i lavoratori extracomunitari direttamente (77,2%) o tramite altri lavoratori extracomunitari. Anche il passaparola tra gli imprenditori è rilevante: funziona nel 10% dei casi. Un giudizio positivo confermato dalla preferenza accordata al contratto a tempo indeterminato (43,5%) che mira a fidelizzare l'addetto extracomunitario. I contratti a tempo determinato (38,3%), vengono utilizzati per conoscere il lavoratore prima di assumerlo in pianta stabile. Sono di fatto ignorati gli strumenti della flessibilità come il lavoro interinale (4,3%) e le collaborazioni (1,3%). | 28/04/2003 | | Rubriche |  | LIBRI A cura di Alessandro Scandale |  | CALCIO L'opinione di Adalberto Scemma |  | CINEMA A cura di Alessandro Scandale |  | ARCHIVIO NEWS L'archivio del nostro NewsMagazine | | | |