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CHIESA VIVA on line 06/2003
CE NE SIAMO ACCORTI?
Testimonianze
Quest'anno 2003 è l'anno europeo del disabile. Ce ne siamo accorti? Abbiamo fatto qualcosa? E' cresciuta la nostra sensibilità nei loro riguardi? La parola "disabile" richiama molte situazioni anche vicine a noi: malati, handicappati, anziani soli, emarginati, orfani, ma la nostra attenzione doveva farsi attenta soprattutto a quanti sono disabili per una menomazione fisica, e mentale. Don Orione, il santo che ha dato inizio ad una famiglia religiosa attenta a queste situazioni di disagio diceva: "alla porta delle nostre case non si deve chiedere ad un uomo che entra se ha un nome, ma se ha un dolore".

In molti casi, dove sono state promosse iniziative varie, l'Anno Europeo del disabile ha fatto crescere una maggiore sensibilità verso queste persone e ha favorito anche una rivalutazione della posizione del disabile: dal lavoro alla sua vita privata. Oggi effettivamente c'è meno diffidenza verso chi è diversamente abile. La crescita della sensibilità si va traducendo in attenzione pratica e stimola molti a mettersi al posto, o almeno, accanto al disabile per trasformare le strutture adeguandole alla sua possibilità, per cercare di vedere l'ambiente con gli occhi del disabile. Ma non è sempre così. Si pensi alle barrierearchitettoniche abbattute solo in minima parte, ai molti luoghi ancora inaccessibili al disabile all'interno degli edifici pubblici e nelle strade delle nostre città.

Rimane ancora molto da fare come Chiesa e come società. Insieme è necessario sviluppare il senso di solidarietà che permetta a tutti di sentirsi compresi e aiutati. Molte barriere psicologiche restano infatti da superare. Non solo nei Paesi poveri il disabile è un emarginato, ma lo è anche tra noi. Se l'unico criterio per qualsiasi tipo di relazione è quello del maggior profitto, allora non si riuscirà mai a superare le barriere. In molti Paesi del mondo la disabilità è considerata solo una sventura per la famiglia. Questo significa allontanare il disabiledalla società, emarginato fino alla morte. In vari paesi dell'Africa e non solo, il disabile è considerato una vera maledizione da parte delle divinità adirate contro la famiglia. In qualche caso i nostri missionari devono faticare per convincere i familiari a farsi consegnare il loro figlio per portarlo nel centro di riabilitazione. Lo tenevano nascosto. Il vedere che per mezzo delle cure riabilitative, il loro parente può tornare a una vita quasi normale, lentamente fa cadere pregiudizi e lascia avanzare la verità.

V.G.

10/06/2003

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