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CHIESA VIVA on line 06/2003
L'ESPERIENZA AFRICANA DI DUE AMICHE
Esperienze forti
L'Africa è una terra magnifica che si perde all'infinito; stando sulla collina davanti alla missione lo sguardo è libero di vagare nel paesaggio, anche se non riesce a contenerlo tutto. Il nostro viaggio è stato il coronamento di un corso di formazione missionaria fatto a S.Margherita di Roncà presso i padri del PIME.
Siamo partite in due ragazze sia per andare a trovare Cristina (un'amica di S.Bonifacio, volontaria in missione per due anni), sia per conoscere un popolo così diverso da noi e per aiutare un po' con i limiti del tempo a disposizione. Ben presto abbiamo capito che la prima "missione" da compiere è di stare accanto a queste persone e condividere un poco la loro vita senza giudizi, e senza pretendere di fare miracoli. Questo ce lo hanno insegnato le missionarie che hanno coraggiosamente abbandonato la loro terra per vivere con e per questa gente. Abbiamo ammirato la loro grande forza d'animo e il loro grande cuore.
La missione, nella quale siamo state ospitate per tre settimane, si trova nel villaggio di Usolanga, quasi al centro della Tanzania, a 1000 metri di altezza ed è distante 70 km di pista dalla città più vicina (tre ore di jeep). Vi lavorano tre missionarie laiche dell'ALM (Associazione Laiche Missionarie) più Cristina; si fanno carico delle gestione di un piccolo ospedale, di un asilo e di una scuola di cucito; inoltre organizzano e seguono tutte le attività religiose della parrocchia. Così la missione è il centro di incontro di tutto il villaggio. Le cose che prime balzano all'occhio sono la terra rossa, secca e polverosa e tanti bambini che camminano per strada e spesso con un secchio in testa.
Le due cose sono collegate in quanto uno dei grossi problemi di questa zone è la grande scarsità di acqua e così sono spesso i bambini a fare molti km per recuperare un po' d'acqua per lafamiglia. Sono però sempre bambini sereni, che compiono il loro lavoro con il sorriso sulle labbra e senza lamentarsi. Erano entusiasti quando nel pomeriggio organizzavamo qualche gioco con loro (soprattutto partite di calcio). Giocavano senza bisticciare, ridendo sempre, prestandosi magari l'unica scarpa da ginnastica che avevano. Anche la gente adulta era molto cordiale ed ospitale ed appena potevano ci invitavano nelle loro povere capanne di terra e ci offrivano tutto quello che avevano. Un loro grande disagio è anche la grande lontananza dalla città con le relative possibilità di scuole, lavoro, approvvigionamenti, ricoveri in ospedale ecc. L'unico mezzo di trasporto per arrivare in città è la jeep della missione che funge anche da autoambulanza per i malati più gravi. Siamo tornate in Italia con dentro di noi un senso di profonda ammirazione e stima per quello che fanno i missionari e con la gioia di sentire tanto vicini i "lontani" fratelli d'Africa.
Anna e Martina

10/06/2003

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