www.missioni.vicenza.com  
powered by vicenza.com registrati scrivici cerca / search forum cartoline / e-cards
                      VICENZA NEWS MAGAZINE: le notizie in un click!
Informazione pubblicitaria
 
Altre notizie a tema
Spiritualità dell’Avvento
Quanti sono i preti della Diocesi
E' possibile il dialogo con l'Islam?
Una unità pastorale per la missione
Dalle Missioni: una prima Cappella
La Cresima ha il sapore missionario
1 Gennaio 2005: 38^ giornata mondiale per la pace
Anno dell’Eucaristia: che cosa fare?
Fiori di Bontà
Muovimento giovanile missionario
Un vecchio giovanissimo
editoriale
APERTO L’ANNO DELL’EUCARISTIA
NUOVO IMPEGNO PER LE PARROCCHIE
Testimonianze


Argomenti collegati
CHIESA VIVA on line 06/2003
Una esperienza dall'Uganda
I MIssionari ci scrivono
Carissimi lettori di Chiesa viva e amici dei Missionari, oggi lunedì 24 marzo 2003, come la settimana scorsa sono uscito a piedi per un "safari" o meglio per visitare alcune famiglie di cristiani cattolici in una zona chiamata Kinawattaka. E' una zona non molta lontana dalla Missione dove vivo. Sotto il sole e tanta polvere che si sollevava fino al mio naso per il passare di alcune macchine o per il vento che prevedeva un acquazzone, raggiunsi la zona. Mentre c'era tanta gente che passava sia a destra che a sinistra a piedi incuriosita di vedere un "muzungo" - un europeo - in quei posti, non c'era ad aspettarmi né la catechista né alcun leader perché come si dice quaggiù gli orari è difficile rispettarli.
Così mi sedetti su una panca che si trovava davanti un certo negozietto ancora chiuso. Il sole stava scomparendo perché il cielo si annuvolava sempre di più. Arriva una donna. Era la padrona del negozietto. La saluto in lingua locale e le chiedo una bibita. Può mancare di tutto, ma una pepsi cola la trovi ovunque vai. Era fresca perché la donna aveva il frigo con la luce. Mentre la assaporo la molta gente che passa a piedi è incuriosita a vedermi in quella zona abbastanza disastrata. Arriva un'altra donna che non mi sembra di conoscere. Mi saluta in lingua locale e poi scompare. Subito dopo arriva la catechista e un altro leader.
Ci salutiamo e iniziamo a camminare per visitare le famiglie. Iniziamo a salire un pendio. Subito mi imbatto in gente di ogni lingua e tribù e soprattutto miseria, miseria e miseria. Cosa vedo? Baracche appoggiate le une sulle altre. Fognature all'aperto. Acqua sporchissima che scorre lungo i viottoli e bimbi che si divertono con essa. Decine e decine di bimbi in ogni angolo. Piccoli e grandi, giovani e adulti sono attirati da questa pelle bianca (che sono io) che cammina tra loro. Si chiedono che ci sto a fare.
Capisco alcune delle loro lingue e la cosa migliore è salutarli uno per uno anche se ciò richiede tempo. Un saluto, un sorriso, una carezza, un tocco, una parola, un abbraccio per i piccoli neonati. I bimbi sono tutti sporchi, stracciati. I bimbi succhiano le dita sozze che sostituiscono il seno materno. Alcune mamme stracciate e con il seno esposto allattano qua e là i loro figlioletti. Ci sono le donne che cucinano sul fuoco. Altre che lavano le stoviglie. Alcuni uomini giovani lavano o fanno il loro bucato strofinando tra le mani la poco biancheria con un pezzo di sapone. Qualche adulto è titubante davanti a me perché so chiede chi io possa essere e che lingua bisogna parlare. Spesso prendo io l'iniziativa adoperando i saluti di varie lingue che conosco e così tutta la tensione sfocia in un grosso sorriso dalla loro bocca. E io rido con loro. Vado dentro una delle tante cosiddette osterie locali, cioè una baracca dentro la quale siedono tanti uomini che sono indaffarati a bere "marua" una birra locale preparata dalle donne. C'è musica e si sente un vociare allegro.
Entro e li saluto con le varie lingue perché sono un po' di tutte le tribù. Si rallegrano il vedere un "muzungo" tra loro quasi ubriachi. Allora, prendo tra le mani una delle loro tante cannucce per succhiare dallo stesso vaso di terracotta quella bevanda che stanno assaporando. Si divertono. Per la paura della TBC e mancanza di igiene faccio finta di bere. Ma chi mi sta accanto si accorge che non bevo affatto e me lo dice in faccia ridendo. E così rido anch'io mentre esco salutandoli tutti. E così anche loro mi salutano. Ci incamminiamo ancora tra una casupola e una baracca per incontrare gente che non è solo di religione Cattolica ma Protestante, Musulmana, o altre denominazioni. Non è possibile fermarsi a lungo con ognuno di loro. E così si passa lasciando forse alle spalle un Messaggio di Pace mentre infuria la guerra in Iraq. La guerra infatti esiste anche qui.ma a chi può interessare?
Questa gente che ho visitato ha il problema della quotidiana sopravvivenza e vive come Giobbe sul letamaio. Ma lo sguardo di Colui che ha fatto il cielo e la terra riposa su questa realtà. Il cielo si fa sempre più oscuro. Piove di già e così mi incammino verso casa. Sono stanco e la memoria ritorna su ciò che ho visto e che cerco di narrarvi. Forse sono stato una noia nel tentativo di portare nelle "vostre" bellissime abitazioni questa realtà dove migliaia di persone vivono o cercano di sopravvivere.

p. Roberto Zordan
Comboniano

10/06/2003

Stampa pagina / Print page Invia pagina / Send page

Altre notizie
economia e lavoro | eventi e manifestazioni | pubblica utilità | spettacoli e società | Vip | Vicenza calcio
sport vicentino | enogastronomia | arte e cultura | salute e benessere
Rubriche
LIBRI   A cura di Alessandro Scandale
CALCIO   L'opinione di Adalberto Scemma
CINEMA   A cura di Alessandro Scandale
ARCHIVIO NEWS   L'archivio del nostro NewsMagazine