| Ne fa fede il recentissimo intervento di Andrea Valentini, presidente del Credito Sportivo a giudizio del quale le società devono cominciare a muoversi per progettare stadi tutti per il calcio. Due le direzioni, naturalmente: quella della ristrutturazione, ed è il caso del Menti, e quella della progettazione. "All'interno delle varie iniziative -sottolinea Valentini- il Credito Sportivo si pone come veicolo di finanziamento. Finanzieremo tuttavia solo progetti in linea con le esigenze moderne perché lo stadio e l'impiantistica sono solo il punto di partenza. Quello di arrivo guarda a un finanziamento più ampio delle società calcistiche e dei loro progetti industriali". Il problema, per quanto concerne il Menti, è che al Credito Sportivo può attingere soltanto chi è proprietario dell'impianto o chi gode del diritto di superficie per 99 anni. Ma al di là di ciò rappresenta sicuramente un handicap la situazione di disagio in cui si trova attualmente il Vicenza sotto il profilo economico. "Va detto tuttavia -osserva Valentini- che il discorso dell'indebitamento vale per il calcio ma anche per altre attività imprenditoriali o industriali. Sta ai manager delle banche capire se un progetto è valido o meno. Certo qui nessuno si sogna di regalare soldi per buttarli su qualche acquisto scriteriato". Il modello da seguire, secondo il presidente del Credito Sportivo, è quello inglese (stadi comodi, sicuri e a uso famiglia) ed è facile comprendere a questo punto come la Enic abbia cercato -sia pure senza presentare un autentico progetto- di portare avanti il discorso del Menti in maniera prioritaria. Per poter passare dalle intenzioni ai fatti, tuttavia, la Enic avrebbe dovuto dare adeguate garanzie sia in termini di progettualità che di disponibilità economica. Troppo complicato. E di nessun interesse pratico per chi, come la finanziaria inglese, ha gestito il Vicenza senza preoccuparsi in alcun modo degli investimenti. |