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Diquigiovanni o Miola?
di Adalberto Scemma
Quante cordate in attesa di rilevare il Vicenza dalla Enic ? La Deloitte & Touche ha valutato sei-sette proposte ma ne formalizzerà agli inglesi, c'è da pensare, non più di due. La prima è stata presentata da Lino Diquigiovanni, la seconda potrebbe avere come capofila l'attuale presidente Aronne Miola. Non si può prescindere tuttavia da un nome importante come outsider, quello di Pieraldo Dalle Carbonare. Un nome che basta da solo a suscitare tra i tifosi grandi entusiasmo: da un lato il carisma, dall'altro l'effettiva competenza.
Aronne Miola

Il quadro della situazione è talmente intricato, al momento, da non consentire spazio che a ipotesi avventurose. Lino Diquigiovanni, vicentino purosangue, è l'unico imprenditore che ha avuto il coraggio di uscire ufficialmente allo scoperto. Una trattativa, la sua, già abbozzata nel luglio dello scorso anno: il colloquio con Daniel Levy nella sede della Enic non aveva sortito tuttavia effetti concreti, il tutto si era limitato a una stretta di mano e a un indefinito "arrivederci".

Lo scenario, nel giro di dodici mesi, è totalmente mutato: la Enic ha manifestato l'intenzione di cedere e Diquigiovanni è ancora disponibile ad acquistare. Alle sue spalle un gruppo di imprenditori vicentini disposti a rilevare il 49 per cento delle azioni essendo implicita la scelta del capocordata di riservarsi la maggioranza assoluta. Pur senza entrare nel dettaglio di un'offerta che la Deloitte & Touche ha già valutato e girato alla Enic, è comunque interessante osservare la strategia all'interno della quale Diquigiovanni intende muoversi.

Primo punto: nessun legame con la ristrutturazione dello Stadio Menti che per la Enic rappresentava invece, almeno formalmente, un obiettivo prioritario. Maggiore disponibilità invece a ristrutturare la società rifondandola con criteri più rispondenti alle reali esigenze del calcio moderno.

Secondo punto: il tentativo di riportare Roberto Baggio a Vicenza. Tentativo un po' troppo azzardato e con una vena di demagogia. Il rinnovo dell'accordo tra Baggio e il Brescia è ormai in dirittura d'arrivo e non esisterebbero quindi i tempi tecnici per la realizzazione di un antico sogno dei vicentini. E in ogni caso va considerato che il contratto di Baggio -nei termini attuali- è del tutto incompatibile con il bilancio vicentino. Le intenzioni sono apprezzabili, insomma, ma la realtà è ben diversa.

Tra i nomi che circolano c'è anche quello di Marcello Cestaro, azionista di maggioranza del Padova. Anche in questo caso siamo probabilmente in presenza di ipotesi non suffragate da elementi concreti. Cestaro ha portato con sé Sergio Vignoni cogliendo in contropiede tutti coloro che, come il presidente Mazzocco, davano per certo l'inserimento in organico di Renato Favero. La presenza di Vignoni, abituato a lavorare a largo raggio, è sinonimo di ambizioni dichiarate: tutto lascia presumere insomma che Cestaro intenda fare la propria corsa a Padova senza curarsi in alcun modo del Vicenza. Accanto a Cestaro, a partire dai prossimi giorni, opereranno altri tre soci di sua fiducia, uno dei quali vicentino. Non sono emersi nomi ma sembra in ogni caso da escludere una presenza attiva nella vicenda che riguarda la messa in vendita delle azioni Enic.

Gode sicuramente di notevole credito il gruppo che fa capo ad Aronne Miola. L'attuale presidente è riuscito a coagulare una cordata animata a quanto pare da fiere intenzioni ed è abbastanza scontato ritenere che ci sia anche la sua offerta tra quante verranno presentate alla Enic dalla Deloitte & Touche. A nostro modesto avviso le possibilità che Miola rilevi personalmente il Vicenza sono concrete. Prima di tutto perché conosce meglio di tutti la situazione patrimoniale della società ed è quindi in grado di formalizzare un'offerta consona; in secondo luogo perché una sua presenza ai vertici societari con una quota azionaria di maggioranza consentirebbe agli inglesi un'uscita di scena non traumatica.


26/06/2003

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