La guerra in Iraq ha fatto pensare a tanti interessi economici e politici, ma ha fatto dimenticare che l'Iraq è un Paese dalla storia antichissima. Oggi, comprende l'antica Mesopotamia (dalle parole greche Mésos potamos, "Paese tra i fiumi), quell'area tra il Tigri e l'Eufrate che fu la culla delle civiltà babilonese e assira, una lunga e fertile pianura. Anche la Bibbia ne è interessata. A 300 km da Bagdad, l'attuale capitale, si trovano i resti della città di Ur da cui parti Terak, padre di Abramo, con il suo clan per fermarsi a Karran dove Terak morì. Da qui Abramo emigrò a Canam dove avvenne la sua chiamata da parte di Dio e la promessa di una grande prosperità. Indipendentemente dal passato e dal futuro assetto politico, la storia, la posizione geografica, la ricchezza del sottosuolo hanno contribuito e contribuiscono a fare di questo Paese un catalizzatore di tensione e di interessi, ma anche un crogiolo di gente, di culture e di fedi. La popolazione dell'Iraq (23 milioni di abitanti) non è omogenea ma è il risultato di conquiste, migrazioni, conversioni, scismi, che hanno dato luogo a un crocevia di etnie, di lingue e di religioni. Una situazione dove fioriscono i particolarismi e dove l'unità nazionale non si è mai effettivamente realizzata. L'Iraq è nato il 10 agosto 1920, quando il trattato di Sèvres consacrò lo smembramento dell'Impero Ottomano: le grandi potenze gli assegnarono frontiere che ritagliavano il territorio in modo arbitrario. La popolazione è costituita da due grandi gruppi etnici: gli arabi, di ceppo semitico, formano il 75-80% degli abitanti, i curdi, di ceppo indoeuropeo il 15-20%, per il resto minoranze difficili da quantificare costituiscono circa il cinque per cento: turcomanni, assiri armeni, circassi. Arabi e curdi sono popolazioni musulmane, ma mentre gli arabi si dividono tra maggioranza sunnita (circa i due terzi) e minoranza sciita (circa un terzo), i curdi sono quasi tutti sunniti. Da notare che l'Iraq ospita i luoghi santi sciiti, come le città di Kufa, Najaf, Samarra e soprattutto Karbala, luogo del martirio di Hussein. I cristiani sono circa il tre per cento della popolazione: i cattolici sono presenti tra gli assiri, che seguono il rito caldeo. Dal punto di vista linguistico, l'arabo è la lingua più diffusa, a cui seguono il curdo, il turcomanno e il siriaco.I curdi (presenti anche in Turchia, in Iran, in Siria e in Armenia), concentrati nel Nord del Paese nelle zone montagnose, sono un popolo né arabo né arabizzato, ma indoeuropeo. Popolo di pastori e guerrieri, in curdi hanno sempre difeso i loro particolarismi, il che li ha messi in perenne conflitto con i differenti poteri centrali. Gli assiri dicono di essere i soli e veri discendenti degli assiri dell'antichità e sono concentrati attualmente nella regione di Mosul. I turcomanni sono una popolazione musulmana di origine asiatica, insediata nella regione a sud est di Mosul e di Kirkuk. Gli armeni sono giunti in Iraq per sfuggire alle persecuzioni di cui sono stati oggetto alla fine del XIX secolo e durante la guerra 1914-1918. Restano molto attaccati alla loro lingua, di famiglia indoeuropea, e alla religione cristiana. I circassi sono una popolazione caucasica emigrata dalla Russia negli anni 1864-1865. Sono musulmani, parlano il circasso e non superano la cifra di qualche centinaio. | |