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CHIESA VIVA on line 07/08/2003
UNO SGUARDO IN CASA NOSTRA
Vita Nostra

Ogni anno l'Istituto Nazionale di Statistica pubblica un rapporto sulla situazione del nostro paese Italia. Il rapporto tocca tutti gli aspetti della vita nazionale, da quello demografico a quello economico. Dice in sostanza che l'Italia sta perdendo competitività per cui c'è bisogno di uno scatto di ripresa. Riferiamo qui alcuni passaggi che a noi più interessano.

Vorrei ma non posso.
L'Italia dice l'Istat, assomiglia a un Paese del "vorrei ma non posso". Vorrebbe conquistare spazio nel mondo, ma nel frattempo perde quote di mercato; vorrebbe rinnovarsi, ma continua a spendere poco in investimenti e in ricerca: vorrebbe spendere, ma in realtà ha salari e consumi frenati. E' anche un'Italia dove, sempre in attesa che passi il treno della ripresa, i prezzi calano, ma non troppo, e il lavoro cresce, ma non per le donne. Tutto compreso, ne esce il ritratto di un Paese che se anche in Europa si posiziona in termini "complessivamente buoni", "si porta dietro un bagaglio nazionale di vincoli che condizionano più fortemente le nostre scelte".
E' un'altalena quasi snervante di segnali positivi e di delusioni.

Economia e lavoro.
Un dato è certo, dopo alcuni anni di risalita, sono tornati ad allargarsi alcuni divari tra l'Italia e la media europea. La crescita reale si è mantenuta sotto la media dell'Unione Europea, a sua volta nettamente inferiore a quella USA. Colpa di una domanda interna che ha fornito un contributo quasi nullo, per via della battuta d'arresto dei consumi privati, ma pure il declino delle nostre vendite all'estero sul totale delle esportazioni dell'area euro. E poi salari bassi, anche se l'occupazione è un aumentata, costo del lavoro ancora troppo alto. L'Istat punta il dito anche sulla perdita di competitività del sistema Paese e sul ritardo delle riforme necessarie.

Tanti nonni e pochi nipoti.
Siamo i più anziani d'Europa. Inevitabile quando si è poco disposti a far figli. In questo ambito noi italiani vantiamo una sfilza di primati poco invidiabili: abbiamo l'indice di vecchiaia più alto del mondo e addirittura la popolazione più anziana di tutta l'Unione Europea. Questo determina un alto "debito demografico", con conseguenze immediate a livello di pensioni, assistenza e spesa per le prossime generazioni. Una situazione che è determinata da un tasso di fecondità da primato negativo, anche se un po' più alto di quello 1995.

E' come sta la fede? Il card. Ruini aprendo la recente Assemblea dei Vescovi italiani ha riconosciuto che la sfida attuale anche per l'Italia è la trasmissione della fede soprattutto alle nuove generazioni, riconoscendo risultati piuttosto scarsi nella catechesi tradizionale nonostante tante fatiche pastorali. Risultati scarsi soprattutto per "le spinte e le tendenze verso la secolarizzazione e anche la scristianizzazione che operano a tutto campo nella nostra società".


07/07/2003

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