| Sappiamo tutti che mons. Nonis ha compiuto i 75 anni e, come tutti i Vescovi giunti a questa età, ha presentato al Papa le dimissioni da Vescovo di Vicenza. Il Papa ha accettato le dimissioni e si è riservato di decidere data e nome del successore. La diocesi è quindi in attesa del nuovo Vescovo e, come è comprensibile, molti si domandano: chi sarà il nuovo Vescovo di Vicenza? E quando sarà nominato? Sono interrogativi legittimi, ma non è la curiosità che in questo tempo deve prevalere, bensì la preghiera e anche la riflessione per ricordare e capire meglio quale è il compito del Vescovo in una Diocesi. Il Concilio Vaticano II ci ha detto cose molto belle e precise sul Vescovo diocesano. Egli è "principio visibile e fondamento di unità nella chiesa particolare" (LG 23); una unità che si fa comunione a dimensioni diverse. Comunione verticale anzitutto, nel senso che il vescovo è espressione e strumento della comunione tra la comunità e Cristo: "nella persona dei vescovi è presente in mezzo ai credenti il Signore Gesù Cristo" (LG 21). "I vescovi reggono le chiese particolari come vicari e legati di Cristo" (LG 27). Comunione orizzontale: il vescovo è espressione e vincolo di unione in seno alla sua chiesa (cf. LG 3,3); è il punto di riferimento della fede dei fedeli, il centro che unifica le loro iniziative. "I vescovi, infatti, sono gli araldi della fede.sono dottori autentici" (LG 25). "Il vescovo, insignito dalla pienezza dell'ordine è l'economo della grazia del supremo sacerdozio" (LG 26). Comunione tra la chiesa particolare e la chiesa universale: egli rende presente la comunità locale nella chiesa universale e insieme rende presente la chiesa universale nella chiesa particolare (cf. LG 22-23). I compiti del Vescovo nella chiesa diocesana sono essenzialmente tre: insegnare come maestro di fede, santificare il popolo affidato, guidarlo con governo saggio e insieme autorevole. Recentemente in occasione dell'ultima Assemblea dei Vescovi italiani il card. Re, Prefetto della Congregazione dei vescovi nell'omelia di apertura dell'assemblea ha detto: "Ogni vescovo deve essere "uomo di parola, uomo della Parola e uomo fatto parola". Il vescovo uomo di parola. Che cosa significa, per un vescovo essere "uomo di parola"? Rimanere "fedele ai propri impegni", ha sottolineato il cardinale. Egli, "con l'aiuto della grazia di Dio, non si scoraggia di fronte alle difficoltà; non si arrende quando incontra ostacoli. In altri termini, è persona che cerca di "essere" prima che di "fare". Per questo, inoltre, "crea comunione nella sua diocesi e la fa crescere con l'attenzione a tutti, e con un particolare donarsi ai propri sacerdoti, essendo, con loro e per loro, padre e amico". Il vescovo uomo della "Parola". Anche per i vescovi di oggi vale la regola seguita dagli Apostoli. "Il principale compito - ha fatto notare il cardinale Re - è, dopo la preghiera, quello di dedicarsi alla predicazione, all'annuncio della Parola di Dio", con tutti i mezzi a disposizione prendendo l'esempio dal Papa. I l vescovo uomo fatto di parola. Non basta, però, annunciare. "Il vescovo - ha proseguito il porporato - è chiamato a insegnare col ministero della Parola e, ancor più, con la testimonianza della sua vita, affinchè tutti si aprano alla Parola di Dio". Il linguaggio della testimonianza, infatti, "è il più comprensibile e il più convincente per gli uomini e le donne del nostro tempo". Per questo "la parola, la persona e la vita del Vescovo devono diventare testimonianza, cioè fede che diventa vita". Più che la curiosità su chi sarà il nuovo Vescovo è importante allora pregare lo Spirito Santo perché illumini il Papa per dare a Vicenza un Vescovo di parola, della parola, fatto parola. | |