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CHIESA VIVA on line 07/08/2003
SIERRA LEONE: UNA RIPRESA LENTA
Situazioni difficili

Scrive il Vescovo mons. Biguzzi:
"E' passato quasi un anno da quando si sono tenute le elezioni presidenziali e parlamentari. Dopo dieci anni di guerra civile che ha causato la morte di 50mila persone e creato un esodo di centinaia di migliaia di rifugiati e sfollati su un paese di quattro milioni e mezzo di abitanti, si registrano segnali di ripresa un po' dappertutto, soprattutto nella capitale Freetown. La situazione è decisamente migliorata. Le infrastrutture come le scuole, le strade e gli edifici pubblici cominciano ad essere ricostruite, in gran parte con i fondi della Banca Mondiale e dell'Unione europea. Questo dà un senso di fiducia, crea lavoro e fa dimenticare il passato".

Scrive p. Giuseppe Berton, missionario in Sierra Leone:
"Con la fine della guerra, ci siamo tirati fuori dall'inferno, ma non dal purgatorio. Prima c'era una cosa ben precisa da fare: aiutare chi scappava. L'adrenalina era sempre al massimo, gli orecchi tesi, le emergenze continue. Tra un orrore e l'altro, si faceva con cuore tutto quel che si poteva fare e non bastava mai. Alla sera, prostrati, si andava a letto sperando che non ci fossero emergenze. La ripresa è molto difficile. Quando si va a letto la sera, rimugini i problemi non risolti e che ti capiteranno ancora addosso il mattino dopo, e ti giri e rigiri. Se si pensa poi alla massiccia presenza ancora oggi delle truppe dell'ONU, allora ci si rende conto come la sicurezza nazionale sia ancora nelle mani di stranieri.
Ci si sente sicuri. Si può viaggiare senza timori di essere aggrediti e si può raggiungere qualsiasi parte del paese, strade permettendolo. Anche gli stranieri possono sentirsi sicuri. La gente comune viaggia e a vedere chi viaggia, sembra a prezzi accessibili. I posti di blocco che tanto disturbavano il traffico nel passato, sono stati sensibilmente ridotti e dove ancora esistono si possono superare speditamente. Sembra che stia ritornando una certa fiducia verso la Sierra Leone nel campo internazionale, fiducia espressa in prestiti e partecipazione di gruppi internazionali. Purtroppo non sembra che ci siano investimenti privati sostanziali.
La fiducia del pubblico nella giustizia può fare sperare, perché stiamo entrando in un periodo di grande importanza sociale e storica, con la istituzione della "Corte per i crimini di guerra", e la "Commissione per la verità e la riconciliazione", che ha incominciato a lavorare in 14 distretti. Socialmente la situazione è dura. Non sembra che ci siano sufficienti fondi per creare posti di lavoro ed il ritorno alla campagna non è così facile e ovvio, per vari motivi. Anche coloro che vogliono tornare alla campagna, devono, dopo tutto, aspettare una stagione per raccogliere. E nel frattempo chi li sostiene? Sono in corso in questi giorni anche le lezioni di capi tribù che sono venuti a mancare o per morte naturale o perché uccisi dai ribelli e che, date le circostanze di guerra non potevano essere rimpiazzati. Lentamente il tessuto sociale sta rifacendosi, le famiglie si riscoprono.
La lotta contro la corruzione continua, ma è una lotta impari. Fa piacere constatare lo sforzo di gente che cerca di mettere in piedi due stanze, facendo mattoni di creta con le proprie mani, ma scandalizza il vedere palazzi enormi e bel elaborati, costruiti in zone difficilmente accessibili, e quindi doppiamente costosi, costruiti di cemento armato. Come si fa a non pensare che anche la guerra porta i suoi vantaggi.

p. Bepi Berton

Padre Antonio Guiotto rimette in funzione la radio fra le macerie della sua missione


07/07/2003

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