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CHIESA VIVA on line 07/08/2003
DON LODOVICO
RETTORE E PRESIDE

Se, all'annuncio che il Preside- Rettore del Seminario, Lodovico Furian, andrà Parroco a Schio, tre, cinque, dieci Seminaristi della Scuola Media si sfanno in calde lagrime. Se, a consolarli, occorre far venire da casa non le mamme, si badi, ma i papà. Se, anche dopo giorni di fazzoletti asciutti, i Cari- cari non ci credono ancora che parta il Nostro Don, che cosa mai potrebbe il Vescovo pensare? Che fare mai? Forse una U? In giù e in su, amoroso dovere di cronista, passo quaranta sere tra i nostri Alunni. Ed ecco come, a bocconi e singulti, me Lo raccontano. Te lo vedi arrivare ben robusto, sul massiccio, tarchiato ed anche piuttosto muscoloso. Cammina svelto, eretto e un po' solenne. Ondeggia il corpo, di passi a volte lunghi e punte in fuori. Altre volte felpati: le visite agli studi o per le classi oppure in camerata.. come a non disturbare oppure, forse, in cerca di qualcosa. E se ne va sul curvo, alquanto frettoloso: il Seminario è vasto; lo pulsa l'orologio, l'agenda neramente fra le mani. Classico ed elegante nel vestire, ma ignora le cravatte. E, quando occorre, sportivo di camicia sul celeste. La giacca con la Croce. E' proprio bello. I suoi capelli come una nuvola, grigia di punti scuri, brizzolata. Di mossi riccioli, trasversali a nascondere un poco di calvizie, fino a sotto le orecchie, come a ringiovanirlo. Ti guarda azzurro, in cento e cento modi. Simpatico che già ti coinvolge, d'un'umiltà che te lo rende amabile, t'invita a entrare. E poi si fa profondo e penetrante. Ti fissa persuasivo, con dolcezza. E magari fulmineo e perforante, ma riflessivo subito e sempre mansueto. L'aspetto abituale sull'affettuoso e lieto. Serio, quando ci vuole; severo anche e rattristato, se noi lo costringiamo. Allora unisce il pollice con l'indice e col medio. Li apre ad esclamare: "Ma perché?". O si leva gli occhiali e chiude gli occhi in fretta e li riapre, con un tic ammiccante, che picchetta ciò che non va. Dentro, però, contento sempre; ragazzo come noi. Se sapessimo usare, come sa lui, la digitale, ci piacerebbe fargli qualche istantanea.
Le braccia aperte e pare che mandi raggi e mi tende la mano, un poco ansioso. Mi prende per le spalle, mi consola oppure mi consiglia o mi rimprovera, ma sempre come un padre. E' il Preside Silente che sorride: l'alloro in testa, convinto di sé stesso e persuasivo. Passeggia mattutino sotto i chiostri e firma tante giustificazioni. Ti minimizza le difficoltà. E mi assicura che posso farcela. Lui prega e mai si stanca di servire il Signore. Angelo a suggerirmi l'amore verso Dio e per gli Amici. Celebra a braccia aperte, casula dilatata in tutta ampiezza. E anche luminoso come un santo. Un Nobiluomo. Un Vero Uomo.
E la sua voce traduce tutto questo. Bassa ed accogliente: "Vediamo un po' cosa possiamo fare". Decisa e forte a dirti: "Su con la vita!". Profonda e rincuorante: "Ma dai, continua! Guardiamo avanti!". A volte scuote il suo testone saggio: "No, no, non va! Ci vuole serietà". O, magari tra il teso e l'umoristico: "Testa da bìgoli!". Potente, specialmente quando canta e bellissima spesso. A volte ci accordiamo le chitarre sulla sua nota. Ci piace come predica. Intanto è breve. Tanto incisivo con le sue frasi bibliche. Ti spiega con chiarezza. Muove le braccia, ti plasma con le mani, ci fa spuntare esempi lì davanti. Né mai che ti nasconda la verità e ci devi riflettere. Ti entra dentro il cuore. Così contento d'essere sacerdote. Sembra avere vent'anni. Fa anche l'insegnante. Sa moltissime cose; ti mostra l'essenziale e acutamente ti fa capire. Ha una testa davvero testa d'uovo, straordinaria.

Che Buon Rettore!
Apprezza e ammira tutti gli Animatori e gli Insegnanti. Li consulta e ascolta e valorizza. E condivide tutto, in clima di famiglia. Non dà mai ordini, eppure è guida di respiri profondi e orizzonti lontani; è riposante. Un Preside preciso, ma privo delle tante formalità, condito nella calda umanità. E sempre disponibile e quante quante ore di supplenza! Chiede con cortesia, ringrazia sempre. In umiltà robusta e nella giusta riservatezza. Ai nostri Genitori mostra una grande stima e gratitudine. E spiega con schiettezza quello che in noi non va, ma sempre incoraggiando. E si trova il rimedio. E si sorride e scherza. E si fa servizievole anche per tutta quanta la famiglia. A noi Seminaristi dà la fiducia intera e vuole che sfruttiamo ogni capacità donata dal Signore. Pare che ti conosca da tanto tempo. E ci tratta da uomini e c'insegna la vita come è fatta, dandoci lui l'esempio: irresistibile. Ti viene accanto a suggerirti, amico. Qualche volta severo, ma in tutta simpatia. E ti indica strade sorprendenti. E' pronto ad ascoltarti e non misura il tempo. Poi va subito al punto e si concentra. Il negativo lo fa sembrare molto relativo ed il problema è già come risolto. Ti guarda dentro gli occhi, quasi ti supplica. senti che ti vuol bene. Ti mette dentro forza, voglia di vita autentica. E te ne vai felice. Addirittura allegro per una sua finale battuta o barzelletta. Mille ricordi belli. Il primo incontro e gli altri. Le gite e la montagna. I nuovi mobili. La scuola variegata. E le tante sorprese. Ed il pregare insieme. Le lagrime asciugate ed i segreti molti.

Come vorrei avere il suo carattere!
Aperto e trasparente; calmo come un filosofo. Gentile e raffinato. Vedeste come ci ha arredato le Cappelle e là dove si mangia, le camere e le scuole. Laborioso dall'alba a oltre mezzanotte, a giustare i computer che rompiamo. Attento in concretezza alle minime cose, le quotidiane, che sono poi proprio le necessarie. Meticoloso nella carità. Sa far di tutto, energico che pare inesauribile. E tutto nel silenzio. Insomma buono più d'una montagna. Quando poi l'insegnante di Religione parla delle virtù, beh che in don Lodovico noi le troviamo tutte. Spende i soldi per noi: è un Gran Signore. Ci mostra in tanti modi come gli siamo Cari, ma per davvero. Così sapiente che di più non si può.
E di pazienza vasta. Non si lamenta mai. La sua fede assoluta nel Signore e la Speranza che non vien mai meno da quella bocca che ci suona l'armonica pasquale. Ma, forse, è troppo buono. E magari dovrebbe farci di più rimproveri.
E ci rispetta tanto che può parere timido. Io penso proprio che a sé non pensa. O che sia questo l'unico difetto? Ci mancherà di certo questo Nostro Rettore Favoloso. Abbiamo conosciuto, grazie a lui, il Seminario, mondo fantastico. E ci ha fatti felici. Ci resta molto caro. Ma il Seminario è come si svuotasse. E dove troveremo quel sorriso, che, giorno dopo giorno, sempre ci ha accompagnato? Come "tirar gli spaghi" per una sintesi di questa tua esperienza quarantennale nel Nostro Seminario?
Da Insegnante e da Preside e da Rettore, senza dimenticare i tredici anni da Seminarista. Hai colto in tutti noi gli aspetti positivi. E non ci hai giudicati. E ci hai voluto bene, in finezza di spirito e nel palpabile della corporeità. Il ricordo dei Morti e l'accudire i Vecchi e i Malati curati. Armonizzare i giovani coi non più giovani. Venirci dietro per le necessità spesso impazienti e, a volte, immaginate. Sorridere per dentro alle tante paturnie.
Rappresentarci tutti in ciò che non gratifica. E supplire, supplire a non finire. E sagrestano, cuoco, portiere e vice, geometra ed economo, falegname e scopino, d'allarmi episcopali e detective al minuto. A riparare i giochi di piccoli e di grandi sul computer. E per chiavi smarrite e stasatore amen.

A cura di Giovanni Costantini


07/07/2003

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