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L'importanza di chiamarsi...
di Alessandro Scandale
Gwendolyn, signorina d'alto lignaggio, d'accordo con la sua più cara amica Cecily, vuole sposare solo un uomo che porti il nome di Earnest, garanzia di serietà. L'incrocio amoroso tra le due fanciulle e i due sedicenti Earnest, il tutore di Cecily spalleggiato dall'amico Algernon che si spaccia per suo fratello, non può che scatenare un'incredibile girandola di malintesi e menzogne che si risolveranno nell'agnizione finale. Dal celebre scritto di Oscar Wilde una commedia divertente e godibilissima che dimostra ancora una volta come il genio del commediografo inglese sia assai attuale: "il suo porre in evidenza il contrasto fra l'apparenza perfetta delle persone e il turbinio di cose diverse che è dentro di loro è una fotografia attualissima del modo di porsi e di essere di molti ambienti, oggi", così Rupert Everett, uno dei protagonisti della riduzione cinematografica de L'importanza di chiamarsi Ernest , ha detto la sua su una delle più riuscite commedie di Oscar Wilde. Tre anni dopo Un marito ideale si ricompone così il collaudato terzetto Oliver Parker-Rupert Everett-Oscar Wilde.
La locandina del film

Rupert Everett è, nel suo ruolo, la perfetta reincarnazione del dandy wildiano, pronto alla battuta sagace sui vizi e sulle ipocrisie della società vittoriana. Il regista Oliver Parker (che ha diretto anche la moderna rilettura dell'Otello shakespeariano con Laurence Fishburne e Kenneth Branagh) ha qui il merito di costruire un film delizioso, delicato, leggero come un battito d'ali di farfalla, che diverte ma ha anche il non comune pregio di far riflettere, appunto, divertendo.

The Importance of Being Earnest arrivò sui palcoscenici londinesi nel 1895, pochi giorni dopo il suo autore venne arrestato per oscenità. Nel 1952 il regista inglese Anthony Asquith la portò sul grande schermo; ora la scoppiettante girandola degli equivoci intorno al nome Earnest (un nome che in inglese si pronuncia come la parola "onesto") viene adattata ai palati di un pubblico contemporaneo, pur restando fedele a un testo che splendidamente si conclude con un finale in cui tutte le menzogne raccontate si trasformano come d'incanto in verità!

La confezione si arricchisce di un duetto d'attori inglesi di gran classe, Rupert Everett e Colin Firth, che tornano a recitare insieme (più maturi e più affascinanti) quasi vent'anni dopo Another Country, di una coppia di giovani attrici, l'inglesina Frances O'Connor e la giovane star in ascesa del cinema a stelle e strisce Reese Witherspoon. Infine, come ciliegine sulla torta, una veterana di lusso come Judi Dench nei panni della severa Lady Bracknell e l'ex disoccupato organizzato di Full Monty Tom Wilkinson in quelli di un impacciato parroco.

Oliver Parker è nato il 6 settembre 1960 a Londra, in Inghilterra. La sua formazione artistica avviene a teatro come regista. Dopo aver diretto alcuni cortometraggi si dedica al cinema in qualità di attore e sceneggiatore. Il suo primo lungometraggio da regista è Othello ('95), cui fanno seguito Un marito ideale ('99) e L'importanza di chiamarsi Ernest ('02), tutti tratti da opere teatrali molto famose.

Al cinema Odeon di Vicenza (martedi 1, mercoledi 2 e giovedi 3 ottobre). Regìa e Scenegg.: Oliver Parker. Sogg.: dalla commedia di Oscar Wilde. Fotogr.: Tony Pierce-Roberts. Musica: Charlie Mole. Mont.: Guy Bensley. Scenogr.: Luciana Arrighi. Int.: Rupert Everett (Algy), Colin Firth (Jack), Frances O'Connor (Gwendolyn), Reese Witherspoon (Cecily), Judi Dench (Lady Bracknell), Tom Wilkinson (dr. Chasuble), Anna Massey (Miss Prism), Edward Fox (Lane), Patrick Godfrey (Merriman). Prod.: Miramax Films/Ealing Studios/Fragile Films. Distr.: Medusa. Orig.: Gran Bret./Stati Uniti, 2002. Durata: 95 min.


29/09/2003

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