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Nerina Noro: una protagonista dell'arte vicentina del Novecento
Prosegue con successo a Vicenza la mostra dedicata a una protagonista dell'arte vicentina del Novecento la rassegna espositiva dal titolo Nerina Noro (1908-2002) Il volto e la maschera che l'Assessorato alle Attività Culturali del Comune ha allestito nel Salone degli Zavatteri fino al 16 gennaio 2005. L'artista in questione è Nerina Noro, di cui nello spazio espositivo al piano terreno della Basilica Palladiana si possono apprezzare una settantina di opere di pittura e grafica appartenenti a collezioni pubbliche e private che abbracciano un arco temporale compreso tra gli anni Trenta e Ottanta del Novecento. La rassegna vicentina, piatto forte del programma espositivo comunale per il periodo autunno-inverno è ideata da Giuliano Menato.
Nerina Noro, 1928
Nerina Noro è tra le maggiori protagoniste dell'arte vicentina del '900. Nata il 21 marzo 1908 a San Gallo in Svizzera, si trasferisce ben presto con la famiglia a Vicenza, iniziando la propria educazione artistica sotto la guida del padre pittore e perfezionandosi poi all'Accademia di Belle Arti di Venezia con Virgilio Guidi e Bruno Saetti. Fin da giovane partecipa a importanti mostre d'arte nazionali (Bevilacqua La Masa 1936, Quadriennale di Napoli 1937, Biennale di Venezia 1938). Il suo talento trova definitiva affermazione negli anni Quaranta, quando l'autrice si dedica in particolare al ritratto dal vero. Dopo un difficile periodo della vita privata, durante il quale si butta a capofitto nel lavoro e nell'insegnamento, la Noro abbandona il disegno di impostazione classica - siamo intanto negli anni Cinquanta - per un tratto più asciutto.
Nerina Noro. Maternità, 1936, olio su tela

Il colore, nel frattempo, si fa da un lato più assorbente, dall'altro esplora registri inconsueti. Solo nella seconda metà degli anni Sessanta si farà strada l'astrattismo, seguito, nel decennio successivo, da una spazialità definita soltanto attraverso il colore. La Noro riprenderà poi il figurativo, ma con canoni diversi da quelli del primo periodo. Autrice di racconti, poetessa in lingua italiana e dialettale (le sue raccolte di versi sono state riunite nel 1994 in un unico volume, Polvare de ala, curato da Giorgio Faggin ed edito da Neri Pozza), Nerina Noro ha dialogato con i personaggi più rappresentativi della nostra cultura artistica e letteraria, privilegiando quelli più scomodi e singolari, come Goffredo Parise o Neri Pozza. In tutta la sua opera, Vicenza è una presenza ricorrente, sia nei personaggi dipinti che nei versi delle poesie. Una Vicenza assai lontana dalle immagini da cartolina, fatte di palazzi patrizi e di vedute luminose. L'artista predilige la città dei rioni popolari e degradati, abitati da un'umanità semplice che percorre i bassifondi e frequenta le osterie.

Più difficilmente incastonabile entro schemi precisi la produzione grafica, il cui inizio è databile agli anni Quaranta. In questo campo - più ancora che in quello della pittura - la sua cifra stilistica sfugge a classificazioni o riferimenti a scuole e movimenti, per quanto la sua produzione in questo settore non debba essere affatto intesa come meramente complementare a quella pittorica.

"Essa si colloca sin dall'inizio", afferma Resy Amaglio, "sopra un piano completamente autonomo, sia per la precisa aderenza alle tecniche del mezzo, sia per le motivazioni che determinano e animano questa scelta espressiva. Nerina Noro trova qui il modo più idoneo per svelare ciò che la pittura non dice, attraverso il più antico linguaggio, dove domina il segno, assoluto, che si riappropria così dell'essenzialità di codice primo della comunicazione".


15/10/2004

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