Quali le prospettive, il ruolo e il peso delle comunità religiose nella costruzione del nuovo Iraq? A questo interrogativo l'Agenzia Fides dedica un dossier dal titolo "Le religioni nel nuovo Iraq, in cui viene analizzato "lo stato delle relazioni e il quadro religioso nel nuovo Iraq".
SCIITI (circa il 63% degli iracheni). "Il movimento Daawa è fra le formazioni sciite più in vista. Fondato nel 1950, è il più antico movimento islamico dell'Iraq. Nell'era di Saddam, è stato sciolto e soppresso: molti sciiti sono divenuti clandestini. E' guidato dallo sceicco Mohaammed Nasseri, tornato dall'esilio in Iran. Altro movimento sciita messosi in luce nell'ultimo anno è il Consiglio supremo della Rivoluzione in Iraq, con il suo leader Muhammad Baqr al-Hakim, ucciso in un attentato a Najaf nell'agosto 2003. Attualmente, leader del movimento è il fratello di Hakim, Abdel Aziz, che intrattiene legami molto stretti con l'Iran. Può contare su un braccio armato noto come Brigate Badr, composto da circa 10.000 uomini. Tra i gruppi radicali c'è quello che fa capo a Moqtada al Sadr, figlio di un leader sciita ucciso dal partito Baath negli anni della dittatura. Si oppone alla leadership sciita tradizionale e a quella che definisce 'l'occupazione americana'. Ha anche reclutato una milizia di circa 10.000 uomini. Il leader spirituale sciita di maggiore spessore è Ali al Sistani: "Durante il regime di Saddam ha trascorso molti anni agli arresti per aver rifiutato l'esilio. Sistani rispetta la separazione fra religione e Stato e rifiuta il ricorso alle armi, ma chiede il rispetto della scadenza fissata per il passaggio dei poteri agli iracheni".
SUNNITI (il 34% degli iracheni). Nell'ultimo anno, è emerso fra i sunniti il gruppo legato a Mohsen Abdel Hamid, teologo islamico. Hamid guida il Partito islamico dell'Iraq, che appartiene alla filiera dei Fratelli musulmani: "La sua posizione moderata si è scontrata con quella di Ahmad el Kebeisey, professore di Studi islamici all'Università di Bagdad . Quest'ultimo ha più volte incitato all'odio antiamericano e istigato manifestazioni di protesta contro le forze della coalizione". Tra i nuovi attori sulla scena irachena vi è l'Associazione del clero sunnita.
CURDI E ASSIRI "I curdi, divisi in 2 fazioni, in maggioranza musulmani sunniti, si aspettano di poter partecipare al governo del Paese, nonostante la rivalità esistente fra i due gruppi. Le formazioni in cui sono divisi sono il Partito democratico del Kurdistan (Pdk), guidato da Massoud Barzani, e l'Unione patriottica del Kurdistan (Puk), con a capo Jalal Talabani. Per quanto riguarda i cristiani Assiri: "Sperano di poter vivere la loro specificità religiosa e culturale dopo la caduta di Saddam. Un loro rappresentante, Younadem Kana, è l'unico cristiano presente all'interno del Consiglio governativo.
CRISTIANI. Nell'era post-Saddam la comunità cristiana ha ricercato il suo spazio sociale e politico, battendosi per la costruzione di uno Stato laico e pluralista, rispettoso delle minoranze religiose. I cristiani hanno accolto con favore l'approvazione della nuova Costituzione dell'Iraq, avvenuta nel marzo scorso. "La lotta politica però fra sunniti e sciiti non offre prospettive rassicuranti ai cristiani. Alcune famiglie cristiane stanno lasciando Bagdad per trasferirsi a Nord, nella zona di Mosul, dove si sentono più al sicuro". In Iraq, i cristiani sono circa 800.000, suddivisi in cattolici e ortodossi; il 70% appartiene alla Chiesa caldea. Le comunità cattoliche presenti sono di quattro riti: caldei (oltre 700.000); siro-antiocheni (75.000); armeni (2.000); latini (2.500). L'Iraq presenta una situazione alquanto composita. L'emergere di nuovi gruppi politici, il risveglio di movimenti religiosi tradizionali, il ritorno in patria di leader religiosi esiliati, la influenza dei paesi confinanti determinano un quadro in cui istanze religiose e politiche si incrociano e all'interno del quale ogni gruppo opera per guadagnarsi un proprio spazio nell'Iraq futuro. | |