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EDITORIALE UNO SGUARDO SUL MONDO
Non possiamo vivere chiusi nei nostri interessi e tanto meno schiacciati dalla paura. Dobbiamo assumere la drammaticità del momento presente, avere uno sguardo corretto sugli avvenimenti, non cedere alla paura, ma coltivare speranza e partecipare con la preghiera.

Le vicende di questi ultimi mesi ripropongono un mondo segnato dall'odio, dalla violenza, dal terrorismo, dalla guerra che determina paura. E richiamano nello stesso tempo una attesa sempre più grande di giustizia e di pace. La guerra in Iraq, le persistente contrapposizione israele-palestinese, il perdurare della instabilità afgana e di altri paesi fanno della regione che va dal Marocco ai confini della Cina uno dei punti più caldi del mondo. I recenti attentati terroristici in Spagna, ultimi di una lunga teoria di stragi cominciate con gli attacchi dell'11 settembre 2001, pongono ulteriormente in evidenza l'assoluta necessità di affrontare con strategie di lungo periodo, e non con tamponamenti di freno, una serie di crisi che hanno un denominatore comune. Altre aree della terra sono inquinate da conflitti e devastate dalla fame e dalla malattia. La repubblica di Haiti, uno dei paesi più poveri e derelitti, ha attraversato una crisi gravissima. E' riesplosa con terribili atti di violenza la tensione sempre latente nel Kossovo. L'Africa è il continente sul quale continuano ad addensarsi le maggiori sventure. L'Uganda in questi mesi è stata teatro di massacri sistematici e nel Sudan le molte speranze di pace non hanno trovato ancora compimento. Centinaia di migliaia di profughi nell'Africa orientale e centrale hanno bisogno di urgenti aiuti alimentari per poter sopravvivere. Il terremoto nel Marocco del 24 febbraio ha fatto un gran numero di vittime. Secondo l'agenzia Fides sono una quarantina le guerre in atto nel mondo e nella maggior parte di queste sono impegnati ragazzi dai 7 ai 17 anni, costretti a combattere e ad uccidere, tanto che il Papa parlando domenica 25 aprile ha lanciato ancora un appello: "facciamo qualcosa per i bambini soldato, il loro grido non resti inascoltato".

Anche in Italia c'è motivo di essere preoccupati per la situazione di stallo della economia, la difficoltà di molte famiglie, specialmente dei pensionati, a fare fronte all'aumento del costo della vita, per le tensioni tra maggioranza e opposizioni, i contrasti anche all'interno dei due schieramenti che impediscono di affrontare con un impegno il più possibile condiviso e corresponsabile i maggiori problemi del Paese. Ne subiscono le conseguenze i più deboli e si logora il tessuto sociale con la compromissione anche dei valori etici. Al declino si potrebbe rispondere rimboccando la via di un confronto sereno e costruttivo. Ma la conflittualità e la sfiducia vicendevole sono troppo grandi.

Di fronte alle tragedie che insanguinano il mondo servono giustizia più vera, solidarietà sincera e attiva nella repressione, ma anche nella rimozione delle cause. Contro il terrorismo è ora di concludere i lavori per una buona costituzione europea per agire insieme nella difesa del pericolo e il rilancio della ripresa economica a vantaggio di tutti. Non dobbiamo cadere nella tentazione di criminalizzare tutti gli islamici. Non sono tutti fondamentalisti e terroristi. Sono le stesse nazioni islamiche moderate che vanno aiutate a bonificare il terreno di cultura del terrorismo, sul piano spirituale e culturale ed anche sociale ed economico. Le misure di difesa sono necessarie, ma è poco se ci si limita a questo; nemmeno serve la paura o il ricatto che genera altra violenza. Sono le cause che vanno tolte prosciugando il bacino di cultura del terrorismo. A noi spetta il compito della speranza nonostante tutto e della preghiera perché è Dio che agisce nelle coscienze e negli orientamenti dei popoli.

V. Grolla

07/05/2004

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