| "In Europa qualche paese fa addirittura il contrario: incentiva le aziende che tornano e che "delocalizzano" nelle aree depresse del paese d'origine. Sia chiaro che non abbiamo mai pensato che un fenomeno come la globalizzazione dei mercati potesse essere fermato ne tanto meno scoraggiato da provvedimenti del Governo -prosegue Sbalchiero- come, da imprenditori, non abbiamo mai contrastato la libertà di qualsiasi azienda a fare le scelte ritenute più opportune per lo sviluppo del proprio business. Quello che da sempre denunciamo e riteniamo immorale sono le agevolazioni pubbliche alla delocalizzazione ed il costo sociale che il mondo produttivo che "resta" deve sostenere". "Come Associazione pensiamo che cassa integrazione, mobilità, prepensionamenti, assunzioni nel pubblico - continua Sbalchiero- sono un costo sociale a cui le imprese che delocalizzano dovrebbero essere obbligate a contribuire in misura maggiore o quantomeno direttamente proporzionale al loro impegno all'estero. Inoltre i delocalizzatori non dovrebbero poter accedere ai contributi per l'iternazionalizzazione delle imprese che hanno oggettivamente finalità diverse. E' il momento di mobilitarci per portare il problema a tutti i livelli, Comuni, Province, Regioni, Governo e Parlamento e chiedere con forza leggi e provvedimenti che tutelino chi sul territorio resta e porta ricchezza e sicurezza sociale". |