| C'è una strategia, finalmente. Il Vicenza ha chiuso -così appare, e incrociamo pure le dita- con la navigazione a vista. Il vendere pur di vendere, insomma. Indiscriminatamente. Senza l'ombra di un investimento, senza alcun tipo di scelta in proiezione. Lo conferma (a sorpresa) la decisione della società di non dare corso a operazioni di mercato in uscita: l'unico affare condotto a termine, il prestito del giovane Nodari alla Lucchese, è stato deciso infatti non per lucrare qualche migliaio di euro ma per favorire la crescita del ragazzo, che può completare la propria maturazione in un campionato elitario come quello di C/1. |  |
| Quanto a Draschek, che ha rifiutato la Reggiana, il problema a questo punto è tutto del giocatore: per lui occasione persa, c'è da pensare, visto che gli spazi per mettersi in luce, nel Vicenza di oggi, appaiono francamente molto compressi. Diverso infine il caso di Sterchele, ormai una bandiera di questa società, legato ai colori biancorossi al punto da negarsi la possibilità di allungarsi la carriera grazie a un campionato di B disputato da titolare. Sono queste, più o meno, le valutazioni che Sergio Gasparin ha espresso a commento della campagna acquisti. Valutazioni coraggiose che innescano tuttavia una virgola di imprevedibile (fino a ieri) ottimismo. Prima di tutto perché Gasparin sa di calcio e sa come si costruisce (con pazienza, senza procedere per forza di cose in accelerazione) una squadra di calcio; in secondo luogo perché è ipotizzabile che in clima di restaurazione si ricreino attorno al Vicenza quelle simpatie (e quelle energie) che in tutti questi anni si sono lentamente vanificate. Non ci riferiamo soltanto alle forze vicentine, la tifoseria, l'imprenditoria e quant'altro, ampiamente recuperate o recuperabili proprio grazie al ritorno di Gasparin nella stanza dei bottoni; pensiamo piuttosto al mondo del calcio in generale, alle grandi società con le quali sarà possibile riallacciare un legame di collaborazione, e non di vassallaggio. La strada è percorribile soprattutto se non si commetterà l'errore di correre troppo in fretta nella fase iniziale e se si eviterà di fare di tutta l'erba un fascio, di demonizzare cioè tutto ciò che la Enic e Sagramola hanno portato avanti in questi anni. Tra le cose positive lasciate in eredità dalla precedente gestione, per esempio, c'è sicuramente la presenza di un gruppo di giovani di qualità confermai in blocco nonostante le chimere de mercato e le esigenze di bilancio. Si tratta insomma di salvare ciò che è da salvare e di programmare il futuro con un pizzico di fantasia in più, quella che con Sagramola al timone, ahimè, è troppo spesso mancata, sacrificata a pragmatismo. |