| News / Economia e lavoro / Attualità |  | Economia | | Il vicentino Paolo Scaroni parla del futuro dell'energia in Italia | | Paolo Scaroni, il manager vicentino a capo dell'Enel, il gruppo che produce il 47 per cento dell'elettricità consumata in Italia, in una recente intervista concessa al settimanale Panorama afferma di voler lanciare un progetto molto ambizioso in materia di approvvigionamento energetico: abbandonare nel giro di appena quattro anni il petrolio e affidarsi al carbone e al gas. La ragione è semplice: quando il prezzo del brent (il petrolio del Mare del Nord) cresce di un dollaro, produrre un megawatt costa un euro in più. Per questo Scaroni dice: "Nel 2008, saremo liberi dalla schiavitù dell'oro nero e le bollette diminuiranno". |  | | Paolo Scaroni |  | Secondo Scaroni l'Italia da questa riconversione avrà vantaggi in termini di prezzi più competitivi e meno dipendenza dai problemi geopolitici che l'approvvigionamento di petrolio comporta. Quindi, un calo delle bollette. Con quali combustibili sostituire il petrolio? "Gas e, soprattutto, carbone - afferma Scaroni -Tra quattro anni il gas rappresenterà il 19 per cento del nostro consumo di combustibile. Purtroppo il gas ha un grande limite, segue con un ritardo di 6-9 mesi le fluttuazioni del prezzo del petrolio. Per questo motivo punteremo soprattutto sul carbone che, sempre tra quattro anni, rappresenterà il 49 per cento dei nostri consumi. Oltre che per il prezzo abbiamo deciso di puntare sul carbone per motivi industriali. Il gas, infatti, è adatto per produrre energia nelle ore di punta, cioè dalle 9 del mattino alle 5 del pomeriggio. Noi, però, abbiamo bisogno di una produzione stabile e continua che può essere garantita solo dal carbone". | | Lavoro in miniera | | Ma in questo modo non si dipende troppo dagli Usa, maggior produttore di carbone? "No, perché è vero che l'America ha oltre il 25 per cento del mercato mondiale del carbone, ma è anche vero che i paesi che esportano questo minerale sono oltre 30. Quindi il problema geopolitico non esiste. C'è, piuttosto, un rischio di cartello perché il mercato è dominato da quattro o cinque multinazionali. Ma abbiamo gli strumenti per reagire a questo problema". Ci spieghi come intende realizzare questo progetto. "La riconversione è già iniziata: nel primo semestre del 2004 abbiamo utilizzato il 2 per cento di petrolio in meno rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso. Questa tendenza proseguirà a tappe forzate. E poi due cantieri sono già aperti e riguardano la centrale di Torre Valdaliga Nord, a Civitavecchia, che funzionerà esclusivamente a carbone, e di Porto Tolle a Rovigo. Avevamo previsto che quest'ultima funzionasse con un combustibile chiamato orimulsion prodotto dal Venezuela, ma l'instabilità politica di quel paese ci sta spingendo a cambiare i nostri progetti. A settembre esporrò al presidente della Regione Veneto, Giancarlo Galan, l'alternativa carbone anche a Porto Tolle. Infine, a partire da quest'autunno inizieranno i lavori di riconversione delle altre centrali a partire da quelle vicine al mare che è più facile rifornire". E l'inquinamento? "Il carbone moderno inquina molto meno dell'olio combustibile di vecchia generazione. Anche perché altrimenti non si spiegherebbe come mai la Danimarca, che nessuno può tacciare di scarsa attenzione all'ambiente, ha da poco inaugurato una centrale a carbone". Le bollette diminuiranno? Quando e di quanto? "Diciamo che con il petrolio a 23 dollari produrre un megawatt costava tra i 60 e i 70 euro, con il gas 45-50 e con il carbone 35-45. Le proporzioni sono queste anche con il barile a 50 dollari. Occorre dire che l'Italia è il paese che importa più energia al mondo rispetto alle proprie necessità. Oggi noi compriamo il 16 per cento del nostro fabbisogno. Paradossalmente in Italia è più facile costruire nuove centrali che interconnessioni con l'estero". |