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CHIESA VIVA on line 10/2004

DA DOVE ARRIVANO LE ARMI?

Tutti, vedendo quante armi sono in mano ai ribelli, a gente povera nel mondo ci chiediamo da dove arrivano tante armi? Chi le procura? Chi le vende?

Il mensile 'Missione oggi' ha pubblicato un dossier con riferimento all'Africa dove sappiamo essere in atto parecchi conflitti. Il dossier documenta come in 48 paesi del continente africano (Angola, Burkina Faso, Burundi, Congo, Eritrea, Gibuti, Liberia, Mauritania, Nigeria, Somalia) le spese militari pro-capite superano sia quelle per l'educazione e quelle per la salute. In Sud Africa il riarmo dell'esercito supera dieci volte i fondi destinati alla cura dell'AIDS. Negli altri paesi circola una rilevante quantità di armi leggere. Da dove vengono? Gli Stati Uniti, la Gran Bretagna, la Cina, la Russia, il Sudafrica e altri colossi della produzione bellica mondiale (Brasile e Israele) hanno fatto affari d'oro durante il conflitto che ha coinvolto alla fine degli anni '90 la Repubblica democratica del Congo. Lo Zaire, oltre a ricevere armi dal suo alleato americano, le ha acquistate anche da Giappone, Italia e Repubblica Ceca. All'Uganda sono arrivate dal nostro paese e dalla Svezia. Al Burundi dalla Francia e ancora dall'Italia. Al Rwanda da Cina, Romania e Stati Uniti. In questi stessi anni, le 250mila mine trovate sempre in Rwanda venivano da Belgio, Cina, Germania, Italia e Pakistan. I responsabili del genocidio compiuto in questo paese nel '94 erano stati armati da intermediari residenti in Gran Bretagna, Francia e Sudafrica. Nel Sudan sono giunti invece armamenti da Cina, Francia e Stati Uniti. La Guinea Bissau ha acquistato armamenti da Usa, Portogallo e Svezia; il Senegal si è rifornito in primo luogo da Washington e poi dalla Francia; la Sierra Leone da Russia, Francia, Italia e Svezia; la Liberia dalla Svezia, il Burkina Faso da Stati Uniti e Italia; la Guinea da Francia e Italia; il Togo da Bulgaria e Polonia; il Congo Brazzaville da Italia, Stati Uniti, Francia e Sudafrica; l'Angola da Russia, Ucraina e Stati Uniti. L'Italia figura bene tra i fornitori di armi. Oltre a ciò, bisogna rilevare che in questi ultimi anni alcuni Stati africani hanno cominciato a emergere come produttori e fornitori diretti della produzione armiera propria o altrui. Da questo punto di vista, il Sudafrica è diventato un leader industriale di tutto rispetto. Queste armi hanno avuto un grande peso nei conflitti in Africa a cominciare da quelli dell'Angola e del Rwanda. A tutto questo si aggiungono gli appoggi politici che ad esempio Stati Uniti e Inghilterra hanno dato per propri interessi, anche dopo che l'Unione Europea, nel giugno del '99, aveva chiesto agli Stati membri di garantire nella regione africana una "rigorosa applicazione" del Codice di condotta in materia di vendita di armi. Sembra che la ripresa economica negli Stati Uniti sia dovuta oggi alla espansione dell'industria pesante.
(da Missione oggi)

Attualità
CONTRO LO SCHIAVISMO DI IERI E DI OGGI
Il Papa alcuni anni fa da Cape Coast ha chiesto scusa per la grande deportazione di africani schiavi. Ora da lì parte l'appello per una sensibilizzazione mondiale contro lo schiavismo. Da Cape Coast, sulla costa del Senegal, da cui presero la via del non ritorno milioni di schiavi, sabato 21 agosto il direttore generale dell'Unesco, Koichiro Matsuura, ha inaugurato per la memoria della lotta contro lo schiavismo. Per i prossimi dodici mesi le istituzioni degli Stati membri dell'Onu, le agenzie delle Nazioni Unite e le organizzazioni internazionali sono incoraggiate a promuovere iniziative che diffondano la conoscenza del fenomeno dello schiavismo, e facciano crescere la coscienza dei cittadini di tutto il mondo su questa tragica esperienza storica spesso dimenticata. Questa campagna internazionale di sensibilizzazione prende spunto anche dal bicentenario dell'indipendenza di Haiti, che si festeggia quest'anno, i cui schiavi nel 1804 si ribellarono ai padroni francesi dando vita alla prima Repubblica nera del mondo. Lo schiavismo è una pratica che ha contraddistinto le comunità umane in molti territori e in diverse epoche. In Africa il commercio degli schiavi venne introdotto dagli arabi e in parte sostenuto da rivalità tra tribù africane, ma venne sfruttato in modo particolare dai colonizzatori europei che ne fecero un mercato su larga scala e funzionale al proprio sistema economico. Tra il XVI e il XIX secolo si stima che 15 milioni di africani, provenienti da diverse comunità etniche di Gabon, Ghana, Togo, Costa d'Avorio, Benin e Nigeria furono catturati come animali selvatici e imbarcati principalmente verso le isole caraibiche e da lì 'smistati' in America settentrionale e meridionale. Moltissimi morirono già durante la traversata, agli altri era riservato un destino di degradazione e sofferenza. Il primo Paese a dichiarare illegale il traffico di schiavi fu la Repubblica domenicana nel 1793, l'ultimo fu il Brasile nel 1888. L'iniziativa dell'Onu vuole rinnovare la memoria di questa pagina della storia umana, attirando l'attenzione sul fatto che lo schiavismo non è purtroppo scomparso. Anti-slavery international, avverte che in alcuni casi questa pratica si è mantenuta fino ad oggi o ha trovato nuove modalità. Sopravvive come assoggettamento e privazione della libertà di una minoranza etnica da parte di gruppi dominanti, come accade in Sudan. In altre occasioni si manifesta come lavoro servile di bambine provenienti dalle zone rurali e mandate a servire nelle case dei ricchi cittadini. In Asia lo schiavismo prende la forma dello sfruttamento del lavoro minorile nelle fabbriche. E c'è una nuova e altrettanto abominevole forma di schiavitù emersa negli ultimi decenni: il traffico di giovani donne destinate al mercato della prostituzione in Europa e in Asia.


29/09/2004

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