Uno dei principali
motori dell'economia vicentina è quello della concia, che vanta nella
provincia una tradizione secolare, che oggi ha creato un polo di aziende fiorenti
e tecnologicamente all'avanguardia. Arzignano è per antonomasia
la "città della pelle", il centro attorno al quale ruotano
una serie di "satelliti" che formano l'ossatura del settore.
Il settore conciario vicentino conta quasi 800 unità produttive, per un
impiego di circa 9.000 addetti, pari al 4% della forza lavoro provinciale.
Un fatturato di alto profilo e rilevanza economica, che nel 2001 ha superato i 3 miliardi
di euro di cui 1,8 provenienti dall'export. Questa realtà è sostenuta da un processo
di continuo progresso dellindustria vicentina in materia di automazione dei processi e
del controllo di qualità. Tra gli investimenti, assumono particolare significato gli ingenti
capitali destinati ogni anno a opere di protezione ambientale con unincidenza media del
2,5% sul fatturato di ciascuna azienda.
E negli ultimi anni un nuovo fenomeno si è diffuso, di portata generale ma nel vicentino
particolarmente diffuso. Nel settore della conceria vicentina, secondo una ricerca condotta dall'Associazione
Industriali di Vicenza, 1 addetto su 3 è straniero. Il fabbisogno di manodopera del settore è molto
alto, e non sempre è agevole reperirla sul mercato italiano: ecco spiegato il perchè nel
triangolo Arzignano Montebello Valle del Chiampo affluiscono ingenti flussi di lavoratori
extracomunitari. Un trend questo, destinato a perdurare e consolidarsi negli anni.
Il primo riferimento scritto nel vicentino risale al 1300 e oggi si può dire che
sia quasi preistoria. Un catalogo dei prodotti industriali di Vicenza, datato 1855, parlava dell'importanza
delle concerie di pelli per l'economia vicentina: all'epoca ne esistevano 20, la maggior parte
delle quali nell'area di Bassano del Grappa. Le pelli arrivavano da Milano, da Vienna o dalla
Francia e nel vicentino venivano lavorate e conciate. Eppure ad Arzignano non è sempre
stato così: attorno al 1700 l'attività economica più fiorente in zona era
quella delle filande e dell'allevamento del baco da seta.
L'industria si sviluppò fino alla Prima Guerra Mondiale, poi, in seguito alla concorrenza
degli asiatici e con l'utilizzo su scala mondiale delle prime fibre sintetiche, la convenienza
in questo settore andò via via calando e le attività industriali dovettero iniziare
a riconvertirsi in altri settori. Nacque così l'industria della lavorazione delle pelli
e del cuoio, inizialmente accentrata ad Arzignano e successivamente, dopo la Seconda Guerra Mondiale,
diffusasi anche nel comprensorio.
Un elemento determinante per lo sviluppo di queste attività è stata la grande
disponibilità idrica di queste zone, indispensabile per i processi di lavorazione,
oltre che per lo scarico delle acque di rifiuto, e non vanno dimenticate neppure la posizione
sul territorio, la rete delle comunicazioni viarie e l'abbondanza di manodopera, che oggi si
avvale anche del nuovo fenomeno dell'immigrazione. Oggi l'arte della concia vicentina è nota
in tutto il mondo e l'export ha raggiunto livelli da record.
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