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Nella commedia "La bottega del caffè" Carlo
Goldoni prendeva di mira, con la sua pungente vena creativa, i vizi e le virtu' della Serenissima
Repubblica, ma celebrava anche la nascente moda di sorbire bevande calde, segno tangibile del "bon
ton" dell'aristocrazia veneziana. Erano appunto il caffè, il thè e la cioccolata
che portarono alla nascita di numerosi locali tra i quali, in Piazza San Marco, lo storico Caffè Florian.
Una moda che impose un nuovo rituale, l'utilizzo di tazze, piatti e piattini e che, secondo lo stile
del tempo, faceva riferimento al lontano Oriente, a quelle "cineserie" riprodotte
in mobili e dipinti e addirittura nel vestiario dei gondolieri.
A questo costume si deve la fortuna della produzione di Ceramica di Nove, e della vicina Bassano
del Grappa, che oggi a distanza di secoli ancora vive di questa autentica arte. Il Museo della ceramica
a Nove fu inaugurato nel 1995 nel centrale Palazzo De Fabris. Vi sono raccolti pezzi che vanno dal settecento
ai giorni nostri, documentando con puntualita' la storia della ceramica veneta e vicentina, non rinunciando
a solleticare, con percorsi didattici, l'interesse dei piu' giovani. La storia di Nove - come la racconta
il Museo - nasce con l'apertura, per evitare eccessi nell'importazione, di un laboratorio, grazie anche
all'intervento legislativo della Serenissima nel 1728, che vide protagonista Giovanni Battista Antonibon.
Questi, nel 1727, nella vecchia casa paterna di Nove realizzò quella che sarebbe diventata tra
le maggiori fabbriche di ceramiche europee. Una storia che prosegue nell'ottocento quando, dopo la maiolica,
si diffonde anche la terraglia e dalla produzione limitata e di gran pregio il mercato si orienta su
prodotti maggiormente spendibili. Il novecento, infine, è raccontato attraverso l'ecletticismo
di una produzione che interpreta le maggiori correnti artistiche e che è figlia di scuole e Accademie
che nel frattempo hanno istituzionalizzato la formazione per la professione e produzione. Proprio a favore
di questo aspetto vengono organizzate le visite guidate per le scuole a scopo didattico.
Il Museo Civico della Ceramica di Nove, allestito nell'Ottocentesco Palazzo De Fabris e sede fino
a qualche anno fa dell'Istituto Statale d'Arte per la Ceramica, è stato inaugurato nell'aprile
1995. La collezione ripartita per epoche, documenta ampiamente la storia della ceramica veneta, novese
e vicentina in particolare, dal Settecento ai nostri giorni, oltre a presentare alcuni interessanti oggetti
di epoche precedenti. In merito all'aspetto tecnologico dei materiali, il Museo offre una panoramica
dei tipi ceramici prodotti nel Veneto: terrecotte, cristalline, maioliche, porcellane, terraglie, semirefrattari,
grès.
Anche le tecniche di produzione sono presentate attraverso un'ampia gamma di esempi: dalle terrecotte
semplici alle ceramiche graffite e alle maioliche a gran fuoco. Questa collezione si presenta di notevole
interesse anche sotto il profilo storico, dato che sono rappresentate quasi tutte le manifatture novesi
e bassanesi, ma anche di Vicenza, Venezia, Treviso ed Este, e vi sono anche esempi di altre regioni (Toscana,
Lombardia, Trentino Alto Adige e Liguria) e stranieri (Germania, Francia e Olanda).
Oltre ai vari materiali e tecniche di produzione, è presente un'estrema varietà di forme
e di decori, per cui si possono ammirare i più importanti motivi decorativi settecenteschi. Una
menzione a parte merita il nucleo di ceramiche contemporanee, concesso in deposito permanente al Museo
di Nove dall'Ente Fiera di Vicenza, costiuito da circa trecento manufatti premiati ai vari concorsi del
Salone Internazionale della Ceramica dal 1949 al 1975. Uno dei pezzi più pregevoli di quest'ultima
collezione è un grande vaso di Pablo Picasso.
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