La vocazione di Bassano per la ceramica
affonda le proprie radici nella preistoria. Risalgono infatti ad un periodo che va dalla fine
dell'età del bronzo all'inizio dell'età del ferro vasi di uso domestico utilizzati
a fini funerari, trovati alla fine del secolo scorso nel sepolcreto di San Giorgio di Angarano.
Nella stessa località è stato individuato un impianto di epoca romana per la fabbricazione
di laterizi e di terrecotte architettoniche che proponevano modelli iconografici già codificati
a Roma e diffusi mediante cartoni.
Alla tradizione tardo imperiale si sovrappose il fenomeno
della produzione longobarda, con testimonianze episodiche. Un'attivià produttiva ininterrotta è invece
documentata a Bassano a partire dal Seicento, con la presenza della famiglia Manardi.
Il fiume, navigabile fino a Venezia, forniva la forza idraulica per azionare i mulini ed era
una via importantissima per i trasporti del prodotto ceramico e per la fluitazione del legname
tagliato nei boschi delle montagne della Valsugana. Con l'individuazione dell'ubicazione della
fabbrica dei Manardi all'interno della conta muraria e con gli scavi condotti a grande profondità è stato
possibile accertare che altre manifatture quattro-cinquecentesche erano attive nel sito.
Dal 1669 i Manardi ottennero dal Senato veneziano l'esclusiva per la produzione dei "latesini" in
tutto il territorio della Repubblica per i successivi 25 anni. La maggior arte della produzione bassanese
di maiolica del Settecento è costituita dagli oggetti della Manifattura Manardi. Poi da quelli
delle manifatture Caffo e Salmazzo, che in origine riprendono modelli e decori dei Manardi, ma successivamente
rinnovano e producono maioliche simili a quelle degli Antonibon. Nel 1744 i Manardi chiusero la
loro fabbrica. Fu il momento degli Antonibon di Nove, che diedero inizio ad una nuova produzione inventando
tipologie e decori.
La maggior parte della produzione degli Antonibon è costituita da oggetti d'uso: piatti, vassoi,
coprivivande, rinfreschiere, alzate, coppe, bacali, versatoi, salsiere, manici di posate, zuppiere, gelatiere,
vasi da farmacia. Ma la loro produzione riguarda anche oggetti d'ornamento, come candelabri, acquasantiere,
cornici per specchiere, piastrelle, cornici modanate per finestre. La produzione di porcellana fu fatta
soprattutto di tazze, teiere, caffettiere, gruppi figurati, vasi da camino. Le forme e i decori della
produzione Antonibon - maioliche, porcellane, terraglie - sono testimoniati nel catalogo della mostra "La
Ceramica degli Antonibon" tenutasi a Bassano nel 1990.
A partire dagli anni Ottanta del secolo XVIII viene introdotta la produzione di terraglie, che
soppianta in gran parte la maiolica, soprattutto, a seguire dal primo Ottocento. Varie manifatture sorgono
a Bassano nel corso del secolo XIX, presso la fabbrica fondata da Giò Batta Marcon verso la metà dell'800
vengono lavorati dapprima oggetti in terracotta e poi oggetti in terraglia. La produzione di circa 150.000
pezzi all'anno, è di tipologia assortita: piatti, scodelle, tazze, calamai, vasi.
Un Mappamondo firmato e datato, è conservato al Museo Civico di Palazzo Sturm a Bassano.
Gaetano Bonato, già pittore degli Antonibon, e in seguito suo figlio e poi il nipote producono
vasi ornamentali, zuppiere fitomorfe e zoomorfe, gruppi figurati, cestine, alzate, coppe, piatti popolari.
Più recentemente, a partire dagli anni successivi alle due Guerre Mondiali, comincia una rapida
espansione della produzione ceramica, determinata dalle continue, crescenti richieste dei mercati europei
e americani. Alcune fabbriche continuano a produrre modelli e decorazioni ormai standardizzate, altre
iniziano un processo di ricerca, con nuove forme e nuovi decori, che costituiscono spesso il naturale
sviluppo e l'aggiornamento delle forme e dei decori tradizionali, testimonianza di ispirazione ad un
rinnovamento artistico.
Il Museo della Ceramica di Bassano del Grappa si trova in via Schiavonetti (Tel. 0424/524933-
Fax 523914). Collocata nel settecentesco Palazzo Sturm, l'esposizione comprende più di 1.200 pezzi
a partire dai reperti di ceramica graffita e dalle maioliche della seicentesca fabbrica bassanese dei
Manardi e documenta soprattutto le diverse Manifatture bassanesi, novesi e vicentine (Antonibon, Baccin,
Vicentini Del Giglio-Sebellin, Toffanin, Cecchetto, Moretto-Marinoni, Agostinelli, Viero, Fabris, Passarin,
ecc.) e le diverse tipologie dei manufatti e dei decori (a fiori bianchi e blu, a frutta barocca, ecc.).
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