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Tale e di tal valore è la diffusione delle opere del Tiepolo nel tessuto storico-artistico vicentino che per meglio definirle e comprenderle è stata coniata l'espressione di "Museo diffuso", intendendo con essa la presenza di grandi opere d'arte non in una sola ma in più strutture o raccolte cittadine.

Chiesa di S.Stefano (Vicenza- centro storico).
L'altar maggiore della chiesa presenta come decorazione del tabernacolo, tre tavole di Giandomenico Tiepolo. I dipinti sono riferibili agli anni 1758 / 60. Le immagini raffigurano, a monocromo dorato, "San Pietro", "San Giovanni Battista" e "La Resurrezione". Le prime due opere sono d'invenzione di Giandomenico, mentre la terza ed in particolare l'impostazione dell'immagine dei soldati, che vengono colpiti dalla luce divina, sono frutto della mente del Maestro.

Chiesa dei SS. Vito, Modesto e Crescenzia (Noventa Vicentina).
All'interno della chiesa settecentesca di Noventa Vicentina è conservata, in un altare laterale, la pala dedicata ai "Santi Rocco e Sebastiano". La datazione di questo olio su tela ø riferibile agli anni 1758 / 60. La vecchia paralitica si contrappone col suo realismo alle figure dei dei santi: Sebastiano, legato all'albero, ferito, guarda l'inferma e Rocco, in piedi, volge lo sguardo verso l'alto, verso il Divino.

Chiesa di S. Maria Maddalena (Rampazzo di Camisano Vicentino).
L'opera rappresenta "l'Apoteosi di San Gaetano Thiene", ed è contemporanea agli affreschi della Valmarana (1757) e venne commissionata dalla famiglia Thiene. La piccola chiesa presente nel dipinto vuole ricoradre la costruzione della parrocchiale voluta dallo stesso santo. San Gaetano sta raggiungendo l'Altissimo sollevato da nuvole. Come sottolinea Remo Schiavo, l'artista privilegia i colori tenui, leggeri, rosati, come negli affreschi di villa Valmarana puntualmente richiamata dalle seriche stoffe e dai morbidi putti.

Palazzo Chiericati-Museo Civico (Vicenza centro storico).
Le opere tiepolesche conservate nella Pinacoteca civica sono tre: "L'immacolata" ed "Il Tempo che scopre la Verità" di Giambattista e "La Decollazione del Battista" di Giandomenico. "L'Immacolata" proviene dalla splendida chiesa dell'Araceli. La pala era collocata nell'altare del Crocifisso fino all'acquisto da parte del conte Barbieri, avvenuto nel 1830. L'opera, datata attorno al 1735, ha nella veste argentea e nel mantello azzurro i suoi momenti più alti. Le tonalità cromatiche variano: da un azzurro chiarissimo si passa ad un blu. Il manto rosso dagli angeli, alla destra della vergine, diviene giallo.

"Il Tempo scopre la Verità" proviene dalla residenza dei Cordellina di Montecchio Maggiore ed è ricorrente tra le sue realizzazioni ed in questo caso l'argomento si lega perfettamente ai soggetti degli affreschi montecchiani. Il dipinto ha come punto focale la figura femminile nuda e che, come ricorda Andreina Ballaran nel catalogo della pinacoteca, "fa quasi scomparire le zone un po' macabre di questa morale illuministica e cioè le carni antiche del vecchio Tempo, la falce, la clessidra, il naufragio dell'eroe".

"La Decollazione di San Giovanni Battista", fino al 1910 attribuita al padre, è l'unica opera in museo di Giandomenico. Il volto del Santo è il centro emotivo della vicenda: una luce divina lo illumina. La figura del Battista si contrappone a quella del carnefice e l'oscurità del luogo moltiplica l'emozione.



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