Un evento cruento e terribile come quello che la storia ci ha tramandato sotto
il nome di
"Grande Guerra" ha lasciato in terra asiaghese
le sue indelebili tracce. Tutto
il territorio dell'altopiano e' intriso
dei segni di un evento che si e' legato indissolubilmente a questi luoghi e
alle sue genti. La guerra (1915-1918) interessò da vicino il territorio
della provincia vicentina. Non toccò la città, duramente colpita
una trentina d'anni dopo dai bombardamenti del secondo conflitto, ma fu combattuta
sull'Altopiano di Asiago, che ne conserva ancora oggi i segni.
Per il territorio asiaghese fu una guerra devastante: gli scontri tra il nostro
esercito e quello austro ungarico causarono la morte di migliaia di uomini, che
al fronte difesero con la vita la salvezza della patria.
Nel 1915 il confine
passava per il Pasubio, Velo d'Astico, le Mandrielle, cima della Caldiera e monte
Forcellona: le nostre truppe lo attraversarono per assicurarsi posizioni migliori,
ma nel 1916 l'offensiva nemica le respinse, costringedole ad arretrare.
La seguente controffensiva restituì il terreno perduto e le posizioni
furono sistemate a difesa. Le truppe italiane arrivarono a nord est di Asiago,
sul monte Ortigara, una posizione strategica importantissima, poichè permetteva
di affacciarsi sulla Valsugana, nelle retrovie austriache.
Il 10 giugno del 1917 migliaia di soldati attaccarono, riuscendo a conquistare
gran parte della montagna, fino al Passo dell'Agnella: fu uno scontro terribile,
che richiese il sacrificio di moltissime vite umane. Il 25 giugno gli austriaci
risposero violentemente all'attacco, approfittando del fatto che le nostre truppe
a sud non erano riuscite ad avanzare. L'
Ortigara fu da allora tristemente
noto come il
"Calvario degli Alpini".
Un anno dopo, la VI Armata, rinforzata dalle truppe inglesi e francesi, difese
le linee fra l'Astico e il
Brenta. Il cinema e la letteratura, a decenni
di distanza, ci hanno restituito solo in parte l'atmosfera cruda e drammatica
dei sacrifici e delle perdite dei giovani soldati che diedero la loro vita per
la patria: decine di migliaia di loro vissero in condizioni disumane, e morirono
sui monti e nelle valli dell'Altopiano.
Ad Asiago nel 1934 fu eretto un
Sacrario militare per custodire la memoria
dei quasi 50.000 caduti di entrambe le parti durante il conflitto: oltre 32.000
di essi sono ignoti. Un piccolo museo che raccoglie le immagini e i documenti
del periodo si trova annesso al Sacrario. I luoghi che oggi fanno da sfondo per
gite e camminate dei vacanzieri e dei turisti della domenica sono ancora segnati
da chilometri di strade militari, rifugi scavati nella roccia e trincee.
La guerra segnò non solo le terre, ma soprattutto le genti dell'Altopiano,
che furono costretti a lasciare la propria terra come profughi. Al ritorno iniziò la
lenta opera di ricostruzione, ma la povertà era sovrana e molti dovettero
ancora emigrare alla ricerca di un lavoro. Nacque allora un'usanza singolare
e molto pericolosa, che divenne un vero e proprio modo di guadagnarsi da vivere,
in tempi difficili, il mestiere del
ìrecuperante".
Immortalato nei romanzi dello scrittore asiaghese
Mario Rigoni Stern,
questo lavoro consisteva nella ricerca di residuati bellici, l'unica ìricchezza" di
quel momento, disseminati a migliaia tra le rocce e sotto terra. Purtroppo però non
si trattava di un lavoro tranquillo: molti morirono per lo scoppio di ordigni
ancora attivi, e molti altri subirono lesioni gravissime e invalidanti. A queste
vittime è dedicato il Capitello del Recuperante, sulla strada che si percorre
da Roana per giungere in Val d'Assa, nella zona dei graffiti.