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Non solo per la città di Vicenza, ma per tutto il Veneto e il nord Italia il XVII secolo fu un periodo di appannamento. Come testimoniò magistralmente il Manzoni ne "I Promessi sposi", i confini italiani furono attraversati a più riprese da schiere di soldati stranieri che portarono il germe della pestilenza. Terribile fu, dopo quella del 1576, l'epidemia dell'anno 1630, che decimò la popolazione, portando con sè ristrettezze e disperazione.

Vicenza subì un brusco rallentamento nelle attività economiche e sociali. anche le arti ne risentirono e per decenni il panorama cittadino non fu particolarmente attraente. Nel secolo successivo tuttavia, un rinnovato fervore percorse la vita vicentina: furono costruite nuove chiese, importanti Palazzi e splendide Ville. Verso la metà del 1700 nel vicentino si impose l'immenso talento pittorico di Giovan Battista Tiepolo, il quale proprio nelle signorili dimore beriche trovò terreno fertile per esprimere appieno tutto il suo valore.

Del 1757 è il ciclo di affreschi di Villa Valmarana ai Nani, considerato uno dei più importanti della sua opera, e vanno certamente ricordati anche quelli delle ville Cordellina di Montecchio maggiore e Loschi Zileri di Vicenza. La fine del secolo segna un'altra importante svolta storica per la città. Nel 1797 viene occupata dalle truppe di Napoleone. Ceduta agli Austriaci, dopo la caduta di Bonaparte (1814) si ribella alla nuova dominazione nel marzo del 1848.

Conquistata a caro prezzo una brevissima indipendenza, Vicenza viene riconquistata dalle truppe del Maresciallo Raddetzky il 10 giugno del 1848, nel corso di un sanguinoso assedio che rimane negli annali come una delle pagine più tristi della storia vicentina. Asserragliati sulle alture di Monte Berico a difesa dell'onore, i vicentini dovettero cedere alla soverchiante superiorità del nemico, che concesse loro soltanto l'onore delle armi.

Il Teatro Olimpico
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