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A Recoaro si rinnova un appuntamento con la tradizione della terra vicentina.
Come ogni due anni, l'ultima domenica di febbraio la cittadina termale celebra
la fine del lungo e freddo periodo invernale con una festa che affonda le radici
nella più genuina tradizione popolare. La "Chiamata di Marzo" è una
festa legata al ritmo delle stagioni e della terra, dunque alle tradizioni
contadine e artigianali che ancora sono ben vive nelle caratteristiche contrade
recoaresi. Un appuntamento biennale, che intende celebrare il passaggio
dal mese di febbraio, ultimo baluardo dell'inverno, a quello di marzo, che
da sempre preannuncia la'arrivo della primavera e dunque del "risveglio" della
natura e dei cuori. La Chiamata di Marzo ha origini antiche. Testimonianze
storiche la fanno risalire al XIX secolo e certamente si festeggiava anche
all'inizio del '900. Poi, nel periodo tra le due guerre e negli anni a venire,
era venuta meno. Ma a partire dal 1979 le istituzioni recoresi, di comune accordo,
decisero di far rinascere questa bella e suggestiva festa popolare, anche per
rilanciare l'immagine turistica della cittadina.
Per le vie del centro sfilano carri allegorici e gruppi di personaggi in costume
d'epoca, passando in mezzo al folto pubblico, offrendo uno spettacolo davvero
unico e imperdibile, con le belle montagne vicentine all'orizzone a fare da sfondo,
il tutto per un colpo d'occhio davvero magnifico.
Ognuna delle contrade recoaresi prepara un carro che mette in scena una situazione
tipica della Recoaro antica, riguardante le attività lavorative o sociali.
Centinaia di figuranti partecipano con entusiasmo alle sfilate, portando con
sè una nutrita serie di oggetti e attrezzi tipici della tradizione cimbra.
La festa cadeva nell'ultima domenica di febbraio. Era la manifestazione spontanea
della gioia che invadeva gli animi della gente di montagna, costretta a restare
chiusa nella case e nelle stalle per quattro o cinque mesi, quando il primo tepore
primaverile scioglieva il ghiaccio che d'inverno interrompeva i rapporti e le
normali comunicazioni sia fra le contrade che con il centro del paese. Verso
l'imbrunire, dopo essersi radunati nelle loro contrade, centinaia di pastori,
mandriani, contadini, e le loro famiglie scendevano in paese, abbigliati con
costumi stravaganti, in corteo compatto tra un frastuono indiavolato. Ornamenti
fatti di rami e fronde, abiti dai colori vivaci, stelle alpine sul cappello costituivano
l'abbigliamento maschile, mentre le contadinelle e le montanare indossavano gli
abiti migliori, con trine, merletti e fiori. E in mezzo al grande, allegro corteo
non potevano mancare gli animali: somarelli riccamente adornati e infiorati,
buoi, capre e perfino conigli e galline, che insieme agli uomini avevano condiviso
i lunghi giorni dell'isolamento invernale. Tutti si ritrovavano nella piazza
con i propri attrezzi di lavoro, i propri armenti e con ogni possibile arnese
trasportabile.
Alla testa della folla sfilavano per primi i cacciatori, mentre i bambini agitavano
campanelli e le campane suonavano a festa. I gruppi intonavano le "cante" e
qualcuno si esibiva in giochi di abilità e acrobazia. Dopo il tramonto
veniva acceso il falì sul quale bruciava "l'inverno",
rappresentato da una sagoma di paglia.
Il fatto che questa tradizione sia passata di generazione in generazione, di
popolo in popolo, riuscendo in qualche modo a sopravvivere fino ai nostri giorni, è testimonianza
di quanto radicata, spontanea ed intimamente sentita sia l'usanza di "Chiamare
Marzo" nella storia della gente recoarese, anche in tempi in cui quasi
tutto ciò che ci circonda tende ad oscurare ogni traccia dell'identità che
ci ha forgiati.
COMITATO PER LA CHIAMATA DI MARZO Via Roma, 10 - 36076 RECOARO TERME (VI) tel.
0445-780403-fax 0445 75068.
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