La paglia di Marostica è un prodotto che nel corso di quasi tre secoli,
dalla fine del Settecento fino al secondo Dopoguerra, ha coinvolto migliaia
di lavoratori, in particolare donne. Alla fine dell'Ottocento la Camera di
Commercio di Vicenza contava oltre 12.000 persone che operavano in questo
settore, chi a domicilio o chi nella ventina di fabbriche sorte appena fuori
dalle mura: la produzione ammontava a quattro milioni di cappelli all'anno,
di cui ben l'85% destinati all' esportazíone, soprattutto nei paesi
di lingua tedesca, ma anche negli Stati Uniti d'America.
La lavorazione della paglia si è sviluppata già a partire dalla
seconda metà del Seicento nelle zone collinari del marosticense dove
i raccolti dei campi erano scarsi e limitati. Qui, infatti, poichè il
terreno non era molto fertile, si cominciò a seminare il marzaiolo,
che produceva uno stelo, fastugo, adatto alla lavorazione per produrre manufatti
di paglia, in particolare trecce per cappelli e borse. Nel corso dell'Ottocento
nacquero a Marostica le prime fabbriche di cappelli di paglia, dove venivano
lavorate le trecce o rifiniti i manufatti grezzi prodotti nelle colline. Marostica,
grazie anche alla sua posizione geografica che la vedeva al centro delle vie
di comunicazione fra la pianura e le vie del nord, verso l'Impero Asburgico
e la Svizzera, divenne un importante centro di produzione e commercializzazione
di cappelli di paglia.
Grazie all'intraprendenza degli imprenditori marosticensi, giunsero in Città le
innovazioni tecnologiche del tempo, come le presse idrauliche, per non parlare
poi della costruzione della ferrovia che passava proprio di fronte al Castello
Inferiore. L'apertura di importanti mercati verso la Francia, la Germania,
l'Austria, l'Inghilterra e gli Stati Uniti permise alla città di entrare
in contatto con culture diverse, nel pieno dello spirito cosmopolita che
perdeva l'ultimo trentennio dell'Ottocento. Si può quindi affermare
che lo sviluppo dell'industria della paglia contribuì in modo significativo
al passaggio da una economia prevalentemente agricola ad un'economia industriale.
Questo permise poi ad alcune ditte, quando il settore entrò in crisi
nel secondo dopoguerra, la conversione in attività produttive anche
molto diverse, quali l'abbigliamento e l'elettronica, grazie al trasferimento
di capitali e delle conoscenze imprenditoriali già sperimentate. Si
tratta di Belfe, Bonotto e Viaro, sorte grazie ad imprenditori già operanti
nell'industria della paglia, che oggi ricoprono un ruolo decisivo nel panorama
economico internazionale. Per valorizzare questa importante realtà,
gli operatori socio economici locali auspicano di riscoprire e definire nuovi
valori, nuovi stimoli, nuovi obiettivi che possano rianimare ed alimentare
le realtà locali rendendole consapevoli del proprio patrimonio culturale
e naturale, costruendo su tale consapevolezza, sulla ricostruzione delle
identità locali, prospettive e strategie di sviluppo durevole e sostenibile.
Sempre più, infatti, si sente oggi il bisogno di essere in grado di
garantire un'attenzione ed un uso del territorio orientato alla salvaguardia
ed alla valorizzazione di quel complesso di valori materiali ed immateriali
e della ricca trama di legami e di relazioni che li unisce costituendo il "patrimonio
locale" di ogni città.