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Nel 1994 la città di Vicenza ha ricevuto uno dei più prestigiosi riconoscimenti internazionali,
essendo stata inserita nella preziosa lista del Patrimonio Mondiale dell'Unesco. Due anni più tardi
stessa sorte toccò a tutte le Ville Palladiane, come tributo inopinabile nei confronti di alcuni
tra i più maestosi capolavori dell'architettura di tutti i tempi.
La civiltà della Villa ha origini remote in terra veneta, e si rifa all'antica struttura
sociale dell'Impero Romano, quando le ville erano non solo raffinati luoghi di cultura e di incontro,
ma anche centri economici attivi per l'agricoltura, con annessi grandi spazi adibiti a granai, cantine,
frantoi, stalle, macine e persino allevamenti ittici. Qui gli illustri e facoltosi uomini politici romani
usavano ritemprare le loro fatiche, trascorrendovi periodi di ozio lontani dai clamori della Grande Città.
Simile destino ebbero nel Medioevo, in cui i signori rurali del tempo ne fecero il centro del
loro predominio, attorniandole di tutte le altre attività lasciate agli inferiori nella scala
sociale. Con l' avvento dell' età comunale tuttavia, molti signori dovettero loro malgrado adattarsi
alla crescita economica e sociale delle città, lasciando le residenze isolate per andare a vivere
all' interno delle mura civiche. Tra il 1400 ed il 1500, con la decadenza dei castelli feudali, iniziarono
a sorgere un po' ovunque, e anche in Veneto, le ville precedenti all' età Palladiana, dapprima
attorniate da mura di protezione, ma poi via via sempre più libere e aperte al paesaggio circostante.
Queste nobili e bellissime dimore costituirono l' ispirazione alla cui fonte il Palladio attinse per
i suoi progetti prestigiosi, unita allo studio dei classici e all' apprezzamento per la scuola umanistica
del pittore veneto Mantegna. Il concetto palladiano della villa nasce da un contesto molteplice
di esperienze, dalla conoscenza delle opere antiche, dalla lettura dei testi latini, il tutto unito ai
nuovi modelli dei contemporanei, che lo stesso mantegna faceva rivivere così evidentemente nella
sua pittura.
Le Ville Palladiane presentano al centro della planimetria un grande Salone attorno al quale si
articolano le stanze degli appartamenti residenziali. Al piano terreno l'architetto crea luoghi di soggiorno
per i periodi caldi dell'anno; le sale sono ricavate tra il salone d'onore e le ali, in modo tale da
non occupare troppo spazio nel contesto generale. La facciata della villa spesso propone tipiche logge
molto sviluppate in avanti con pronai dorici o jonici, oppure, in altri casi, rientranti.
Tra la fine degli anni Cinquanta del XVI secolo e il decennio successivo si colloca un'intensa attività di
costruzione di ville nella campagna veneta, l'aspetto più noto e celebre di tutta la produzione
palladiana, che testimonia di una continua volontà dì sperimentazione stilistica. Centro
dell'azienda agricola, la villa palladiana è anche luogo di soggiorno e dichiara le proprie complesse
funzioni in una struttura tipica, col corpo centrale - la residenza - collegato variamente alle appendici
laterali a portico, le "barchesse", tradizionalmente depositi agricoli.
Su questo schema semplicissimo Palladio agì con continue variazioni: dalla semplicità di
villa Emo a Fanzolo, all'articolata complessità della Malcontenta presso Mira; dalla programmatica
classicità di villa Cornaro a Piombino Dese, alle variazioni intellettualistiche di villa Barbaro
a Maser, dalla rievocazione archeologizzante di villa Badoer a Fratta Polesine, all'estroso riferimento
ai modelli manieristi di Giulio Romano in villa Sarego a Santa Sofia di Pedemonte.
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