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SANTA MARIA BERTILLA

Tra le figure più note della religiosità vicentina c'è senza dubbio quella di Anna Francesca Boscardin, nata a Brendola, paese dei Colli Berici, il 6 ottobre 1888, da Angelo e Maria Teresa Benetti, primogenita di una famiglia contadina, e conosciuto poi con il nome di Santa Maria Bertilla. La vita in seno alla famiglia non è per niente serena, e a circa dodici anni Anna Francesca entra a far parte come aspirante della Congregazione delle Figlie di Maria, l’anno dopo riceve la medaglia di membro effettivo della stessa, in anticipo di circa un anno rispetto all’età minima richiesta, quattordici anni. Sr. Ave Pieropan giudica questo fatto come un’eccezione che testimonia la profonda pietà mariana di Anna Francesca, tenendo presente come il parroco don Grezele, sia molto rigoroso verso le Figlie di Maria, e le allontani facilmente dalla Congregazione se queste non si comportano secondo quanto era loro richiesto.

Nel 1894 inizia a frequentare la scuola, fino alla terza elementare, con la massima assiduità. Il 1905 è un anno fondamentale nella vita di Anna Francesca: l’8 aprile entra nell’Istituto delle Suore Maestre di santa Dorotea Figlie dei Sacri Cuori, dove il 15 ottobre inizierà il noviziato canonico, assumendo il nome di Maria Bertilla. Finito l’anno canonico di noviziato, trascorso nella casa di Vicenza dove aveva assunto l’ufficio di fare il pane prima e poi quello del riordinare la cucina, è mandata a Treviso, presso l’ospedale civile.

È l’ospedale S. Leonardo di Treviso l’ambiente dove santa Bertilla presta la sua opera apostolica. Un ambiente tutt’altro che semplice. La popolazione ospedaliera proviene dalla classe meno abbiente e più maltrattata dalle fatiche e dalle privazioni, il personale infermieristico non è di prim’ordine; neppure i reparti rispondono alle esigenze di un nosocomio. L’8 dicembre 1907 emette la sua professione religiosa alla quale si è preparata con scrupolo e della quale comprende l’importanza. Dopo la professione è rimandata all’ospedale di Treviso, dove la superiora non senza meraviglia per il suo ritorno, la rimanda in cucina perché sempre convinta della sua incapacità ad essere infermiera. Ma questa strada non è quella di Dio, il quale segue strade proprie. All’improvviso si deve sostituire una suora al reparto contagio, «luogo assai delicato, perché vi erano bambini colpiti da difterite, anche gravi, con tracheotomia e intubazione». Inoltre, non va dimenticato che nel 1910 ottiene il diploma di infermiera con la valutazione di 25/30; i cinque punti in meno rispetto alla massima votazione non sono dovuti alla non conoscenza della materia, ma dal possedere poco la lingua italiana, frutto questo del non aver continuato gli studi; che interruppe a dieci anni per iniziare a lavorare, per circa un mese presso un laboratorio situato nei pressi della Chiesa, poi andando saltuariamente a servizio presso la famiglia Rigodanza; quello che guadagna lo dà a sua madre.

Anche la sofferenza darà il suo contributo alla formazione dei lineamenti spirituali della giovane. Oltre a quelle già provate nella sua fanciullezza per la situazione familiare, nel 1910 una grave malattia ne segna indelebilmente il corpo e lo spirito, ma non le toglie l'afflato spirituale e la devozione.Sul finire della prima guerra mondiale, l’Ospedale di Treviso, viene smembrato e sfollato in varie parti d’Italia. Sr. Bertilla andrà prima a Villa Raverio e poi all’ospedale di Viggiù dove resterà fino agli inizi del 1919. Il 20 ottobre 1922 - all’età di trentaquattro anni -, minata dal male incurabile, chiude gli occhi su questa terra per aprirli al cielo.





 


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