Giulio Bedeschi
Giulio Bedeschi è oggi considerato uno dei maggiori scrittori italiani del '900, autore di un capolavoro nel genere della letteraura di guerra come "Centomila gavette di ghiaccio". Bedeschi nasce ad Arzignano nel 1915; si laurea in medicina a
Bologna e ottiene l'abilitazione alla professione nel 1940. Sottotenente
dell'Esercito, si arruola come volontario e parte per il fronte
greco-albanese. Nell'estate del 1942 Giulio viene trasferito nella steppa
russa, dove rimarrà fino al momento della ritirata.
Da questa esperienza
trarrà materia e ispirazione per la stesura di "Centomila gavette di
ghiaccio", scritto tra il 1945 e il 1946. Rifiutato per 18 anni da case
editrici nazionali, il manoscritto viene edito nel 1963 da Ugo Mursia. IL
successo di pubblico è immediato: il libro conterà, a tutt'oggi, 130 tra
ristampe e nuove edizioni con traduzioni in portoghese, francese, spagnolo
e olandese. Nel 1964 al libro viene attribuito il prestigioso Premio
Bancarella.
Centomila gavette di ghiaccio
"In questa storia la guerra è vista, per così dire dalla parte dei morti, che non hanno conti da rendere e posizioni da sostenere; perciò il libro, per quanto possibile, non rispecchia passioni o impegni contingenti: il suo significato prorompe direttamente dai fatti vissuti e narrati". Partendo dalla propria esperienza personale e raccontando la partecipazione della divisione alpina Julia alla seconda guerra mondiale - dalla campagna d'Albania alla ritirata di Russia - l'autore costruisce un'opera narrativa di straordinario valore, che esalta il senso della dignità dell'uomo nonostante la tragedia della guerra. Nel 1964 il libro ottiene il prestigioso Premio Bancarella.
Nonostante le numerose collaborazioni a varie testate giornalistiche, non
rinunciò mai all'esercizio della professione di reumatologo, dapprima a
Brescia e poi a Milano. Nel 1966 esce il "Peso dello zaino"; seguono a
breve "La rivolta di Abele" e "La mia erba è sul Don". Negli anni Settanta
e Ottanta, Bedeschi, in collaborazione con la casa editrice Mursia, diventa
il curatore di una serie di volumi "c'ero anch'io", raccolta di
testimonianze dei protagonisti diretti nei vari fronti della Seconda Guerra
Mondiale. Nel 1990 Bedeschi rientra nel Veneto, a Verona, dove si spegne
nel dicembre dello stesso anno.
La Biblioteca Bertoliana di Vicenza ha realizzato una pubblicazione che
raccoglie alcuni scritti e lettere, tappe salienti della vita dello
scrittore, per rendere un piccolo omaggio alla sua figura nella convinzione
che sia proponibile anche alle giovani generazioni. Cronista fedele di una
lotta, il secondo conflitto mondiale, che coinvolse milioni di uomini e
donne, fece della sua opera lo specchio di una ricerca esistenziale che non
si rassegna ad accettare "l'uomo contro l'uomo, ma solo l'uomo per l'uomo".
Il volume raccoglie alcune testimonianze critiche, attraverso lettere
autografe, di Giuseppe Prezzolini. In un'altra sezione vengono pubblicate,
per concessione di Luisa Vecchiato Bedeschi, alcune lettere inedite che lo
scrittore scrisse alla famiglia tra il novembre del 1942 e il febbraio del
1943: sono i mesi in cui i comandi delle forze italiane, non prevedendo
l'offensiva russa sull'ansa del fiume Don, si stavano preparando a passare
l'inverno nei rifugi. In conclusione, viene riportata un'ampia bibliografia
degli scritti di Giulio Bedeschi, suddivisa in titoli di narrativa, di
saggistica, di articoli e racconti su quotidiani e periodici.