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Eugenio Ferdinando Palmieri
(Vicenza 1903-Bologna 1968) fu autore teatrale, critico drammatico e poeta;
figura di primissimo piano nella cultura veneta del XX secolo, per la sua
statura culturale, la sua indipendenza di pensiero, sia sul piano estetico
che ideologico, l’attualità linguistica della sua opera.
In genere fu figura di grande indipendenza e rigore morale, che per le sue posizioni pagò sempre di persona: durante il fascismo, si inimicò D’Amico e la critica di regime proprio per il suo sostegno al dialetto; dopo la guerra ebbe contro l’entourage di Grassi e del Piccolo Teatro di Milano per i propri trascorsi “fascisti” e per avere difeso figure perseguitate come Guareschi (questa inimicizia gli costò il posto più ambito, quello di successore del veronese Simoni alla critica drammatica del Corriere della Sera); attaccato da destra e da sinistra, non arretrò mai nella difesa delle culture e delle esperienze minoritarie.
• Come critico drammatico (soprattutto per Il Resto del Carlino, e per Sipario, La Notte, Il Tempo, L’Illustrazione Italiana e molti altri) fu il teorico e il primo storico del Grande Teatro Veneto, cioè di quella concezione allargata e antropologica del teatro veneto che estendeva l’idea dal teatro in dialetto, a tutta la letteratura precedente, da Ruzante a Goldoni, da Giustinian alla Commedia dell’Arte; fu studioso e sostenitore di tutto il teatro in dialetto, in chiave interregionale (famose le sue battaglie a sostegno del teatro bolognese e di quello napoletano).
• Come autore teatrale, compose sedici commedie, quasi tutte in dialetto, rappresentate dalle compagnie venete più importanti, da Baseggio a Micheluzzi.
• Come poeta ottenne il premio Viareggio ed è unanimemente riconosciuto come uno dei poeti dialettali più innovatori dal punto di vista linguistico (fra i pochi, ad esempio, apprezzati da Pasolini e inclusi nella sua antologia).
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