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Mario Rigoni Stern
La vita
E' nato ad Asiago (Vicenza) il 1 novembre 1921 da Giovanni Battista e Annetta Vescovi. La famiglia numerosa commercia con la pianura in prodotti delle malghe alpine, pezze di lino, lana e manufatti in legno della comunità dell'Altipiano, quella comunità della montagna veneta raccontata nelle opere di Rigoni Stern.
L'infanzia trascorsa nella conca asiaghese è fatta del contatto con i lavoratori delle malghe, i pastori, la gente di montagna che è appena uscita dalle rovine del primo conflitto mondiale, una guerra che ha prodotto un esodo drammatico della popolazione e un difficile ritorno ai paesi e alle contrade interamente rase al suolo: "La nostra piccola patria dei Sette Comuni sconvolta e distrutta fin nel profondo da quarantun mesi di guerra e la nostra gente dal maggio 1916 profuga per l'Italia dopo aver tutto perduto". Frequenta la scuola di avviamento al lavoro e fa il garzone nel negozio dei genitori: "Per i lavori aiutavo in casa o nel negozio di Alimentari e vini che avevamo sulla piazza centrale del paese. Ma c'era anche da preparare la legna per l'inverno, raccogliere il fieno sui prati per poi avere buon latte".
Nel 1938 si arruola volontario alla scuola militare d'alpinismo di Aosta quando la guerra sembra lontana, ma nel settembre del 1939, mentre è in licenza, deve rientrare improvvisamente al reparto, e nel treno che lo porta sul fronte occidentale osserva i volti, alcuni non più giovani, degli uomini costretti a lasciare improvvisamente mogli e i figli: in quel momento, racconta Rigoni Stern, capisce che ciò che sta accadendo cambierà per sempre anche la sua vita. Dopo il fronte occidentale tocca a quello albanese (esperienza raccontata in Quota Albania), e poi a quello russo.Il 9 maggio 1945, dopo due anni e oltre di lager, arriva il giorno del ritorno sull'Altipiano, ma l'esperienza della prigionia ha segnato profondamente il ventitrenne Rigoni Stern; gli risulta difficile reinserirsi nella vita civile, difficile reagire all'apatia che lo attanaglia. Di questa profonda prostrazione ne abbiamo testimonianza nel doloroso e insieme delicato breve racconto La scure (in Ritorno sul Don, 1973), pagine dedicate a Primo Levi: "Il Lager avrebbe dovuto restare dietro le spalle, lontano; in una landa della Polonia. Ma non era perché le baracche allineate nei blocchi, i reticolati con sopra, alte come su trampoli, le torrette delle mitragliatrici mi seguivano. Camminavo da centinaia di chilometri e attorno restavano sempre queste cose: mi attorniavano come un abito. Reali, non di impressioni o di aria, e non riuscivo a liberarmene". Trova un impiego al catasto di Asiago e passano anni prima che riprenda tra le mani quei fogli scritti legati con dello spago abbandonati in un angolo della casa, per farne un libro, Il sergente nella neve pubblicato su indicazione di Elio Vittorini conosciuto da Rigoni Stern nel 1951.
Sul finire degli anni sessanta scrive il soggetto e collabora alla sceneggiatura de I recuperanti, film girato da Ermanno Olmi sulle vicende delle genti di Asiago all'indomani della Grande guerra. Nel 1970 lasciato il lavoro comincia a pubblicare opere narrative con regolarità e ad iniziare una collaborazione con La Stampa che dura tuttora sulle pagine culturali e sull'inserto settimanale del quotidiano torinese, oltre a dedicarsi a letture e studi storici che recentemente gli hanno consentito di curare un importante volume, 1915/18 La guerra sugli Altipiani. Testimonianze di soldati al fronte (Neri Pozza, 2000), un'antologia commentata di testi sul primo conflitto mondiale.
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