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Walter Stefani
Chierichetto ai Carmini, non lo mandano in Seminario perché suo padre va poco in chiesa. Alle elementari riceve il "moschetto del Duce" e conquista la "Croce al merito" dell'Opera Balilla. Dodicenne è a bottega a "imparare un mestiere". Frequenta le scuole serali per diventare pilota. Quando tocca a lui hanno abolito i corsi. È spedizioniere da Reniero ma la "Diana" lo chiama alle armi. Parte per schiantare la "perfida Albione", ma "Sciaboletta" e Badoglio lo lasciano a Roma, senza ordini. Finisce col fare le "buse" anticarro a Montebello.
La guerra gli toglie il padre e si trova in Comune a istituire l'"Imposta di Famiglia". Non essendo partigiano, profugo, deportato, ex fascista, deve affrontare in continuità concorsi, esami, abilitazioni. Tenta la carta del Dazio.
Quando arriva al comando, aboliscono il "tributo del popolo". Richiamato a Palazzo Trissino, istituisce l'"Imposta Aree fabbricabili". Ha appena allestito uffici,
istruito colleghi, tassati i cittadini, che l'imposta viene abrogata. Va ad occuparsi di cultura-sport-turismo.
Senza "padrini" o "sponsor", organizza manifestazioni d'ogni genere. Con trentasei anni di servizio, si dimette in credito di duemila ore straordinarie. Continua all'Olimpico col Comitato Spettacoli dell'Accademia, che viene poi sciolto.
È stato anche cantore, preaviere, commesso, claqueur, orologiaio, giocatore di calcio, marconista, studente privato, calligrafo, scout, segretario comunale, ragioniere, campeggiatore, fidanzato, padre, nonno. Giornalista pubblicista, come memorialista ha dedicato alla sua città una ventina di volumi e oltre mille articoli apparsi sulle pagine de "Il Giornale di Vicenza". A lui si deve la nascita dell'«Ostello Olimpico» che accoglie a Vicenza i giovani di tutto il mondo. Aspetta la chiamata del Principale e intanto scrive. In famiglia lo chiamano "Casa Ricordi".
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