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Giovanni Volpato
Volpato: Galata morente. La statuetta riproduce la celebre scultura conservata
nei Musei Capitolini che Clemente XII acquistò nel 1737 dai Ludovisi.
Volpato1: The River NileGiovanni Volpato ha iniziato la propria attività
di incisore alla metà del Settecento, nella grande azienda di Giambattista
Remondini; collabora poi, nel 1762, con Francesco Bartolozzi e, alla partenza
dell’incisore per Londra, con la calcografia di Joseph Wagner. Nel 1767
avvia un’attività in proprio a Venezia e pubblica, nei volumi
di Paoli, numerose incisioni dedicate alle antichità di Pozzuoli, Cuma,
Baja e Paestum.
Nel 1771 si trasferisce a Roma, dove partecipa alla vita culturale della città
e frequenta i circoli più in vista, come quelli della famiglia Rezzonico
e dell’ambasciatore di Venezia presso la Santa Sede, Girolamo Zulian,
che una decina di anni dopo ospiterà Canova appena arrivato nella capitale.
Dopo aver inciso le tavole per la Scholae Italicae Picturae (la trascrizione
incisoria dei capolavori del classicismo romano) commissionategli dall’antiquario
inglese Gavin Hamilton, tra il 1772 e il 1777 Volpato traduce in tre volumi,
su tavole di grande formato miniate, le Logge di Raffaello in Vaticano.
A partire dal 1779 intraprende un’attività di scavo a Roma, per
conto di privati e del Pontefice, apprezzata da antiquari e collezionisti
di tutto il mondo in visita alla capitale, tra i quali è ricordato
dallo stesso Volpato il re Gustavo III di Svezia, che da lui acquista un gruppo
con Le Muse.
Nel 1785, con il figlio Giuseppe, avvia presso la chiesa di Santa Prudenziana
una fabbrica di piccole statuine in biscuit, a imitazione delle celebri sculture
classiche delle collezioni romane. L’anno successivo, in collaborazione
con il genero Raffaello Morghen, pubblica trentasei tavole incise al tratto,
raccolte nel volume Principi del disegno tratti dalle più celebri statue
antiche, compendio incisorio delle sue celebri statuine.
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