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Se Asiago ha il suo formaggio e Bassano la sua grappa, Vicenza non poteva mancare certo allappello
delle buone tradizioni gastronomiche venete per entrare a pieno titolo nel Gotha dei
sapori e degli odori della nostra terra. Anzi, a ben vedere, e con non poco gusto del paradosso, se
si va a chiedere al turista medio di varia provenienza, con che cosa identifichi Vicenza, è assai
probabile che non risponda con le bellezze artistiche o con l'architettura del Palladio, bensì proprio
con lo stoccafisso, comunemente detto baccalà alla vicentina.
Lavventura del "pesce bastone", altro nome con cui viene chiamato, inizia lontano,
nelle isole Lofoten della Norvegia, dove lo "stock fish" veniva rinsecchito
e imballato per essere imbarcato in grandi quantità ad un costo contenuto anche considerando
il lungo tragitto per mare fino ai porti italiani. Il rigido pesce della famiglia dei merluzzi arrivava
in Spagna e Portogallo, dove perdeva il suo nome originario, per assumere quello di "bacalao".
Di li a divenire baccalà, nome molto più assonante alla parlata veneta che non stoccafisso,
il passo era breve.
Già popolare nel 500 a causa delle raccomandazioni della Chiesa, che con il Concilio di
Trento consigliavano ilìmangiar di magro, il baccalà divenne vero e proprio
piatto cittadino nel corso dell800. Assediata dalle truppe austriache del feldmaresciallo Radetzky,
Vicenza insorse e nel maggio-giugno del 1848 si guadagnò la prima medaglia doro del Risorgimento.
Per quanto possa apparire strano accostare la Storia dItalia con quella del baccalà,
non si può ignorare il fatto che durante quelle epiche giornate di resistenza, lutilità delle
scorte di pesce stocco con cui sfamare la gente si dimostrò fondamentale.
Anzi, gli stessi austriaci, una volta tornati a casa, declamarono con entusiasmo le delizie del piatto
vicentino, che nel frattempo avevano cominciato ad apprezzare. Col ritorno del Veneto allItalia,
nel 1866, la fama del tradizionale piatto popolare vicentino si diffonde: la polenta e baccalà conquista
sempre maggiori consensi, sia in Italia che allestero. Con la Grande Guerra, Vicenza,
pur essendo città di retrovia rispetto ai luoghi dellAltopiano in cui infuriava la battaglia,
era centro di passaggio di militari e ufficiali, i quali si fermavano nelle trattorie e osterie cittadine
per gustare il prelibato manicaretto, e alcuni lo facevano anche trasportare nelle vicinanze del fronte.
Ufficiali e soldati, una volta tornati a casa, ricorderanno con i commensali il piatto tipico della
cucina berica, contribuendo definitivamente a farlo conoscere ovunque. Trenta anni più tardi
arriva purtroppo unaltra guerra, stavolta ancora più cruenta e terribile, e Vicenza non è più retrovia,
come prima, ma direttamente coinvolta nei combattimenti e duramente colpita dai bombardamenti, che
distruggono parte del suo inestimabile patrimonio artistico. Ora lo stoccafisso, piatto popolare
a buon mercato, diventa prezioso come loro perchè è sempre più difficile
da trovare: le alterne vicende del conflitto rendono aleatorio larrivo dei viveri e delle merci
via terra e quando si riesce a trovarne è festa grande.
Terminata la guerra, con la ricostruzione tutto torna lentamente alla normalità e il mercato
del baccalà alla vicentina comincia a rifiorire. Tuttavia, le nuove mode dimportazione
americana, dovute in gran parte ad una sorta di deferenza verso quel popolo che ci aveva liberati dallo
spettro del nazismo, cominciano a farsi sentire anche in campo alimentare. Si comincia a parlare di fast
food, di diete, di alimentazione ricercata e un piatto plebeo come lo stoccafisso, passato
indenne attraverso secoli di storia e di invasioni straniere, inizia a mostrare cenni di stanchezza.
Nel 1987, un intraprendente avvocato vicentino, Michele Benettazzo, presidente delle Pro Loco dItalia,
si mette in testa unidea ambiziosa, quella di fondare la Venerabile Confraternita del Baccalà alla
Vicentina. Vengono investiti i primi dieci confratelli e viene eletto a Priore
lo scrittore e libraio Virgilio Scapin. Inizia la nuova vita del baccalà: incontri culturali
italo norvegesi, serate gastronomiche a tema, escursioni alle isole Lofoten per assistere alla pesca
e alla lavorazione del merluzzo.
La sede dellassociazione è a Sandrigo, dove ogni anno tra la fine di settembre
e linizio di ottobre si tiene la Festa del Baccalà, e ogni adepto possiede un abbigliamento
particolare: una cappa di velluto bruno argenteo, che ricorda il colore dei mari del nord, una mantellina
gialla come la immancabile polenta e un medaglione con leffige della Villa Sesso Schiavo di Sandrigo.
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