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TRADIZIONE SECOLARE
Se lo stile architettonico di Vicenza è legato al nome di Andrea Palladio, la sua economia non
può prescindere dal settore dell'Oreficeria che nelle sapienti mani dei suoi artigiani
e maestri è divenuta vera e propria "arte", facendo di questa piccola cittadina veneta, capitale
mondiale dell'Oro.
A Vicenza il prezioso metallo ha trovato infatti, sin dal '300, terreno fertile per realizzazioni di
grandissimo prestigio. E' un antico documento del 1399 infatti la prima traccia storica
con cui è dato di conoscere l'inizio della tradizione orafa vicentina, fatta di artigiani che
lavoravano il metallo all'interno di botteghe prese in affitto.
Più tardi, nel '500, gli orafi vicentini furono costretti a sottoporre la loro produzione
al vaglio dei Massari, i quali ponevano il sigillo di San Marco ai loro lavori. Ben presto però,
l'abilità degli artigiani vicentini raggiunse livelli tali di maestria e inventiva che i ricchi
clienti, primi tra tutti i veneziani, iniziarono a richiedere la loro opera per i gioielli d'oro e d'argento
più sfarzosi e ricercati. Nell'800 l'oro e l'argento portarono ricchezza alla città:
a metà del secolo funzionavano una cinquantina di laboratori che occupavano150 persone e lavoravano
oltre 100 chilogrammi d'oro e 460 d'argento, venduti in una trentina di negozi. Vicenza e Bassano
del Grappa si affermarono progressivamente come i poli più importanti dell'intera provincia,
guadagnandosi una leadership che nel tempo si è andata sempre più consolidando, passando
per i primi del Novecento fino al secondo dopoguerra e ad oggi, momento in cui la produzione orafa vicentina è giustamente
rinomata ben oltre i confini nazionali.
Una grande tradizione quindi, che ha rappresentato nei secoli una risorsa da conservare e tramandare
e che si esprime ancora oggi nelle piccole botteghe artigiane come nelle tante grandi industrie. , punto
di riferimento per gli addetti ai lavori di ogni parte del mondo.
Un cocktail vincente che ha consentito all'Oro "Made in Vicenza", grazie anche alle
importanti manifestazioni organizzate della Fiera di Vicenza, di conquistare e affascinare il
mondo intero per raffinatezza ed eleganza nel design.
Testimonianze storiche
Virgilio Scapin, scrittore vicentino e illustre rappresentante della vita culturale cittadina, racconta
così la tradizione orafa locale, conosciuta in passato anche come la "Fraglia dell'Oro", ovvero
l'antica Corporazione dei Maestri Orafi vicentini:
"La processione usciva trionfalmente dal Duomo. Le varie confraternite, l'enorme folla che componeva
questa processione, non sempre assumevano comportamenti devoti in sintonia con la santita' della cerimonia,
gli intervenuti erano addirittura turbolenti, le autorita' dovevano usare la forza per rappacificare
gli animi.
Circa una trentina erano le confraternite che uscivano in processione con gli iscritti che stringevano
in mano un cero acceso. La Confraternita degli Orefici e' la sedicesima, i fratres si stringono
attorno al loro vessillo, seguono una statua della Madonna in argento, opera loro.
Il tabernacolo piu' imponente che segue la processione ha la forma di una alta ed elegante piramide,
per sessanta piedi vicentini. Un'ampia scalinata guardata da due cavalli con i loro cavalieri e da alcuni
fanti in abiti eroici, apre nobilmente l'ingresso a un grande atrio formato da due colonne o cariatidi
con i corrispondenti pilastrini e terminato da una nobile cornice corinzia. Dopo alcuni ornamenti
architettonici fra cui lo Stemma della Città a tutto rilievo, si apre una ampia loggia
sostenuta da vari ordini di colonne e in mezzo a queste un fanciullo rappresentante la Giustizia con
la bilancia e la spada tra le mani. Indossa un manto reale pendente e un'aurea corona al capo.
Al di sopra, si ammirano le insegne del Principe Sovrano.
Circa cento possenti facchini, vestiti in uniforme e con un colorato berretto calcato in testa, trascinano
la Rua al seguito della sacra processione. Intorno al tabernacolo profano si accalca la folla, spettatori
nazionali e forestieri si agitano, applaudono, incitano i facchini affaticati, grondanti sudore che si
danno il cambio davanti ai palazzi che si allineano lungo il Corso. I nobili inquilini si sporgono dalle
finestre e dalle balconate delle dimore patrizie, gettano confetti alla folla, i servitori servono vino
ai facchini accalorati, lo spirito religioso della processione e' compromesso.
Tratto da "L'Oro a Vicenza", breve storia della tradizione orafa nella città e
provincia di Vicenza
Virgilio Scapin. (OroBase International, 1994).
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