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Da sempre simbolo di potenza e di ricchezza,l'oro ha rappresentato nei secoli una risorsa da conservare
e tramandare nelle sue forme più preziose e ricercate. A Vicenza il prezioso metallo ha trovato,
sin dal '300, terra fertile per realizzazioni di grandissimo prestigio, in cui arte e commercio si
fondono con maestria e creatività. Con un export che sfiora i 5 milioni di euro di valore, Vicenza è oggi,
e da molti anni, la capitale italiana incontrastata dell'oro, nonchè uno dei centri mondiali
più importanti.
E' un antico documento del 1399 la prima traccia storica con cui è dato di conoscere l'inizio
della tradizione orafa vicentina, fatto di artigiani che lavoravano il metallo all'interno di botteghe
prese in affitto. Più tardi, nel '500, gli orafi vicentini furono costretti a sottoporre la loro
produzione al vaglio dei Massari, i quali ponevano il sigillo di San Marco ai loro lavori. Ben presto
però, l'abilità degli artigiani vicentini raggiunse livelli tali di maestria e inventiva
che i ricchi clienti, primi tra tutti i veneziani, iniziarono a richiedere la loro opera per i gioielli
d'oro e d'argento più sfarzosi e ricercati.
Nell'800 l'oro e l'argento portarono ricchezza alla città: a metà del secolo funzionavano
una cinquantina di laboratori che occupavano150 persone e lavoravano oltre 100 chilogrammi d'oro e 460
d'argento, venduti in una trentina di negozi. l capoluogo e Bassano del Grappa si affermarono progressivamente
come i poli più importanti dell'intera provincia, guadagnandosi una leadership che nel tempo si è andata
sempre più consolidando, passando per i primi del Novecento fino al secondo dopoguerra e ad oggi,
momento in cui la produzione orafa vicentina è giustamente rinomata ben oltre i confini nazionali.
E' l'export infatti il punto forte dell'intera economia di settore, con gli Stati Uniti in prima
fila come acquirenti , senza dimenticare il Medio Oriente, i Paesi Arabi e il più lontano Est
Asiatico. Le aziende vicentine fanno scuola dunque, e pur dovendosi guardare ultimamente dalla agguerrita
concorrenza delle nuove tigri asiatiche, rimangono leaders indiscusse del mercato in quanto a design,
inventiva e creatività. La versatilità è il loro fiore all'occhiello, non soltanto
per i gioielli, ma anche per le tecnologie e i macchinari per la lavorazione dei metalli.
Il territorio della provincia vicentina è una vera e propria carta geografica disseminata di innumerevoli
puntini, ognuno dei quali rappresenta un laboratorio, una piccola o media impresa, secondo uno schema
di sviluppo che ha nello spirito di iniziativa e nel rischio le sue punte di diamante. E l'Ente Fiera
di Vicenza dedica giustamente al settore una grandissima attenzione, con ben 3 Fiere annuali di grande
richiamo. Se a gennaio Vicenzaoro 1 ha il compito di impostare le tendenze per il nuovo anno,
a giugno VicenzaOro 2 le consolida, mentre a settembre con Orogemma si traccia un consuntivo
e si preparano agli eventi di fine anno.
E' un lavoro importantissimo e delicato quello che la Fiera si è incaricata di portare avanti,
un modo per presentare al mondo intero il biglietto da visita di questa città, per far conoscere
in Europa e nel mondo il Made in Italy, e nella fattispecie, il Made in Vicenza, un marchio a
garanzia di qualità e raffinatezza. La sensazione che si ricava visitando una delle edizioni della
Fiera vicentina dedicata all'oro è quella di trovarsi all'interno di un vero forziere, protetto
e popolato da oltre 1.200 espositori, dalla firma prestigiosa in campo internazionale fino al piccolo,
ma talentuoso artigiano locale, che destina i suoi preziosi manufatti ad un pubblico d'elite, cui certamente
non fanno difetto i mezzi.
E' una vetrina sfarzosa e di immenso valore: migliaia di miliardi in gioielli e preziosi esposti nelle
teche infarcite di meravigliose creazioni, dalla più semplice alla più sfarzosa, dalla
classica all'avanguardistica, tutte riunite assieme nella più splendente e luccicante rassegna
immaginabile, capace di far girare la testa anche al più esperto e smaliziato osservatore. Il
boom della Vicenza d'oro è cresciuto negli ultimi anni senza conoscere soste, fino ad arrivare
oggi a cifre di mercato consolidate e ad una strategia che trova nell'export e nella conquista di sempre
nuove fette di mondo la sua arma vincente.
Il triangolo italiano dell'oro, che comprende anche Arezzo e Valenza, gli altri due poli nazionali del
settore, trova dunque in Vicenza la sua punta di diamante, e mai espressione potrebbe essere più azzeccata,
simbolo nel mondo di qualità, di pregio e soprattutto di quell'italico gusto per il bello che
i prodotti di casa nostra hanno meritevolmente diffuso ovunque.
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