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La torre campanaria è un’imponente costruzione in laterizio, che si erge tra gli edifici
sul lato destro della cattedrale. Si tratta di un’architettura romanica poggiante su una costruzione
massiccia a forma di parallelepipe-do. La base appartiene ad una torre di difesa ascrivibile al periodo
alto-medievale (prima metà del sec. X) quando la Cattedrale ospitava il Consiglio comunale.
Le struttura successiva è invece del XII secolo; le pareti sono ripartite da lesene e si concludono
con la cella campanaria aperta sui quattro lati da altrettante bifore e sostenuta da una copertura
quadrilobata in cotto.
La Cattedrale si presenta oggi al visitatore come un imponente edificio dalle forme tardo gotiche, risultato
di una notevole opera di ricostruzione che, dopo il bombardamento del 1944, intervenne sulla struttura
con l’intento di restituirle l’impianto del XV secolo. Ma la chiesa affonda le sue radici
nella storia dell’impero romano, epoca in cui Vicenza, municipium già dal 49 a.C., aveva
avuto un discreto sviluppo urbano. La zona della cripta, infatti (attualmente chiusa al pubblico), ha
mostrato resti di edifici romani. Ad essi si sono poi sovrapposte nuove strutture murarie, la cui individuazione
e interpretazione sono tuttora al vaglio degli studiosi. Queste le conclusioni - peraltro lungi dall’essere
definitive - cui hanno condotto i lavori di scavo:
• la Cattedrale insiste su di un quartiere insediativo romano, caratterizzato da un’edilizia
privata di un certo decoro (si veda la vicinanza del criptoportico) e servito da una strada lastricata
a basoli, parallela al decumano principale, i cui resti, a circa 3 metri di profondità rispetto
al piano di calpestio attuale, corrono sotto le fondazioni delle nuove sacrestie.
• I muri romani furono successivamente inglobati in un edificio mono-absidato in cui è da
vedersi la cattedrale delle origini, inserita, presumibilmente dopo l’editto di Teodosio (380 d.C.),
nell’area di una casa privata (probabile domus ecclesiae) della quale sfrutta parzialmente le strutture
preesistenti.
• Tutte queste costruzioni furono rase alla stessa altezza e coperte dalla pavimentazione musiva,
in una posteriore e più imponente basilica a tre navate e tre absidi. Il più importante
lacerto musivo rinvenuto con l’iscrizione Carpilio sen<ior/ator> / cu<m> suis/ <ex> v<oto>,
che segnala il nome del donatore di quella parte di pavimentazione, fa propendere gli studiosi per una
datazione riferibile al V secolo avanzato. Fu verosimilmente questa basilica paleocristiana che visse
per tutta l’epoca longobarda e carolingia.
• Una basilica successiva, di cui restano una doppia fila di pilastri sotto l’attuale pavimentazione,
trova gli studiosi non concordi sulla datazione; per alcuni da anticipare all’VIII secolo, per
altri da porre dopo il IX-X secolo, epoca in cui le devastazioni degli Ungari potevano aver reso necessario
un intervento di riedificazione.
• Un ulteriore complesso architettonico, di cui sarebbe parte la porta sud dell’attuale edificio,
dovrebbe risalire al XIII secolo.
Fra le ipotesi sulle titolazioni della prima Cattedrale compare il nome di S. Eufemia, martire particolarmente
venerata, di cui la chiesa conserva tutt’oggi le reliquie. Nel VI secolo si può collocare
il primo cambio di titolazione: ecclesia Sanctae Mariae. All'indomani del Concilio di Efeso (431 d.C.),
infatti, con la definizione solenne del dogma della maternità divina di Maria, molte chiese ne
assumevano il titolo; e in particolare alla Vergine che, come scriveva S. Agostino, aveva cooperato “con
la sua carità alla nascita della Chiesa”, veniva intitolata la basilica più importante
della comunità dei credenti: la Cattedrale. Successivamente, a Vicenza, il titolo si evolverà in
Santa Maria Annunciata, probabilmente tra VII e VIII secolo, quando ormai anche in Occidente si era diffusa
la festa dell'Annunciazione.
Porta laterale sinistra. Aperta nel 1575 e secondo alcuni studiosi riferibile ad Andrea Palladio.
Cappella dell’Incoronata o del Gonfalone fatta costruire nel 1426 dall’antica fraglia (dal
latino medievale fratalea, fratellanza) di S. Maria, trasformatasi intorno al 1591 nella Confraternita
del Gonfalone. Fu probabilmente per l’altare di questa cappella che Antonino di Niccolò da
Venezia scolpì la statua della Madonna con Bambino (oggi conservata nella cripta); questa fu rimossa
appena vent’anni dopo in conseguenza ad un’imponente opera di restauro che dotava l’altare
di una nuova pala: l’Incoronazione della Vergine (1448), sempre dello stesso artista. Si tratta
di un rilievo policromo in pietra, che raffigura Cristo davanti all’Eterno nell’atto di incoronare
la Madonna, inginocchiata a destra. Assistono al rito dieci angeli che srotolano due cartigli musicali.
Il soggetto della pala offre ai fedeli l’immagine del trionfo di Maria che, assunta in cielo, viene
accolta da regina. Va inoltre ricordato che fu realizzata in concomitanza di un altro evento importante
per la devozione della confraternita: la traslazione, nella stessa cappella, del corpo del vescovo Cacciafronte
(1441). Nella predella infatti, affiancata dai santi della tradizione: Leonzio, Carpoforo, Eufemia ed
Innocenza, è rappresentata la sua uccisione, avvenuta in piazza del Duomo il 16 marzo 1184. Fa
da altare un’urna di marmo con al centro il busto a tuttotondo del vescovo, che nel 1824 fu beatificato
dalla Sacra Congregazione dei Riti.
Cappella di S. Caterina d’Alessandria. Al centro la pala raffigurante Maria Vergine col Bambino
tra le sante Lucia e Maddalena, opera di Bartolomeo Montagna (1450 ca.-1523) e a destra quella della
Vergine con Bambino di G. Carpioni
Porta laterale sinistra. Aperta nel 1575 e secondo alcuni studiosi riferibile ad Andrea Palladio.
Cappella dell’Incoronata o del Gonfalone fatta costruire nel 1426 dall’antica fraglia (dal
latino medievale fratalea, fratellanza) di S. Maria, trasformatasi intorno al 1591 nella Confraternita
del Gonfalone. Fu probabilmente per l’altare di questa cappella che Antonino di Niccolò da
Venezia scolpì la statua della Madonna con Bambino (oggi conservata nella cripta); questa fu rimossa
appena vent’anni dopo in conseguenza ad un’imponente opera di restauro che dotava l’altare
di una nuova pala: l’Incoronazione della Vergine (1448), sempre dello stesso artista. Si tratta
di un rilievo policromo in pietra, che raffigura Cristo davanti all’Eterno nell’atto di incoronare
la Madonna, inginocchiata a destra. Assistono al rito dieci angeli che srotolano due cartigli musicali.
Il soggetto della pala offre ai fedeli l’immagine del trionfo di Maria che, assunta in cielo, viene
accolta da regina. Va inoltre ricordato che fu realizzata in concomitanza di un altro evento importante
per la devozione della confraternita: la traslazione, nella stessa cappella, del corpo del vescovo Cacciafronte
(1441). Nella predella infatti, affiancata dai santi della tradizione: Leonzio, Carpoforo, Eufemia ed
Innocenza, è rappresentata la sua uccisione, avvenuta in piazza del Duomo il 16 marzo 1184. Fa
da altare un’urna di marmo con al centro il busto a tuttotondo del vescovo, che nel 1824 fu beatificato
dalla Sacra Congregazione dei Riti.
Cappella di S. Caterina d’Alessandria. Al centro la pala raffigurante Maria Vergine col Bambino
tra le sante Lucia e Maddalena, opera di Bartolomeo Montagna (1450 ca.-1523) e a destra quella della
Vergine con Bambino di G. Carpioni
(1611-1674).
Cappella di S. Antonio di Padova. Lungo le pareti sono riunite lapidi e monumenti tombali della nobile
famiglia vicentina Loschi.
Cappella della Madonna Pellegrina. Accoglie il secondo altare del Pittoni con la statua della Vergine;
l’altare originario era però dedicato alla Trasfigurazione di Cristo e recava una pala di
Giovanni Bellini. Sulla parete di destra è collocata la pala dell’Assunta, opera di A. Maganza.
Cappella del Crocefisso. Sopra la mensa dell’altare si innalza un crocifisso ligneo del vicentino
Lucchetta (sec. XIX), ai lati due monumenti funebri di casa Thiene, opere del sec. XVI.
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