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Campanile: Alto 55 m, per cedimento del terreno è inclinato di 70 cm dall’asse verticale.
Fu eretto nel X secolo. Il terremoto del 1117 lo distrusse per metà; nel 1160 fu ricostruito
fino alla cella campanaria. Il tiburio risale alla metà del ‘400, come la balconata scaligera
poggiante su archetti sporgenti. Il campanile, rappresentazione simbolica della città (tanto
che ne è derivato il termine “campanilismo”) e della tradizione cristiana, fu scelto,
per la sua antichità, come punto di passaggio della coordinata del meridiano di Vicenza.
La Chiesa dei Ss. Felice e Fortunato
Il complesso architettonico paleocristiano della basilica dei
Ss. Felice e Fortunato è uno dei più importanti della nostra regione. Si presenta oggi
nelle forme della ricostruzione romanica risalente alla seconda metà del X con ampi inserimenti
del XII secolo. Esso insiste su due precedenti fabbriche: una prima, conosciuta come Basilica antica
il cui tappeto musivo è attribuito alla metà del IV o inizi del V secolo, e una seconda
ascrivibile alla metà del V.
Della prima è stato possibile individuare lunghi tratti di fondazione in modo da ricostruirne
la pianta, oggi segnata sul pavimento della chiesa mediante fasce in rosso Verona. L’edificio,
orientato verso est, constava di un’aula rettangolare, preceduta da un atrio e affiancata da ambienti
di servizio (parte del litostrato musivo è visibile nella navata centrale, a 60 cm di profondità).
Sorge invece nel V secolo il complesso monumentale dei Ss. Felice e Fortunato, assai più ampio,
dotato di tre navate, tutto mosaicato, con un nartece, cui si aggiunse, in un secondo momento, un quadriportico.
A Nord di esso sono stati rinvenuti tre lati di un poligono ottagonale, che poteva fungere da battistero
(un secondo ottagono, di limitate dimensioni, è stato rinvenuto anche nella zona absidale). Del
complesso parte importante e tuttora esistente era il sacello di S. Maria Mater Domini (vedi Approfondimento
liturgico).
La nascita della basilica dedi
cata ai santi Felice e Fortunato porta a ricollegarsi alle origini stesse
della storia cristiana di Vicenza: con l’edificio più antico essa suggerisce la presenza
di una comunità che, in seguito al famoso editto di Costantino (313), può liberamente professare
il proprio culto ed erigere la propria chiesa.
L’erezione del secondo edificio sacro invece, a breve distanza di tempo, è forse da mettere
in relazione al clima di rinnovato fervore seguito all’editto di Teodosio (380), che riconosceva
la fede cristiana come religione ufficiale di stato, e anche alle esigenze di una comunità numericamente
accresciuta con nuove necessità cultuali ed ecclesiali.
Questa basilica divenne un centro di irradiazione
religiosa soprattutto per opera dei monaci benedettini che tra l’VIII e gli inizi del IX secolo
si insediarono nel complesso sanfeliciano. Alla fine del IX secolo subì la devastazione degli
Ungari, ma fu riedificata nel sec. X per volontà del vescovo di Vicenza Rodolfo. Un nuovo e importante
restauro avvenne in seguito ai danneggiamenti provocati dal terremoto del 1117. Più radicali trasformazioni
vanno però assegnate al secolo XV, quando la chiesa venne completamente intonacata, affrescata
e rinnovata con l’apertura di più ampie finestre e la costruzione di nuove capriate (che
ripetevano le forme originarie). Nel ‘600 i monaci, convinti di portare la basilica ad meliorem
formam, modificarono l’interno secondo i dettami del nuovo gusto artistico, eliminando i lavori
quattrocenteschi, e costruendo all’esterno un nuovo nartece secondo l’uso del tempo. I lavori
di ripristino avviati nel 1935 dall’allora parroco Mons. G. Lorenzon e continuati fino al 1993
sotto la direzione di Mons. A. Previtali hanno comportato la rimozione delle sovrastrutture barocche
e hanno ridato al complesso monumentale tutti gli elementi utili a rileggere l’antica storia religiosa
e architettonica dell’edificio.
Sagrato: Due pilastri con cancellata sormontati dalle statue settecentesche dei santi Felice e Fortunato,
limitano lo spazio civile da quello sacro e danno accesso al sagrato antistante la chiesa. Si trovano
qui alcuni sarcofagi cristiani del V-VI secolo, memoria del carattere cimiteriale della zona in epoca
romana e paleo-cristiana. Trovati nel corso degli scavi e in parte trasferiti al Museo Civico, i sarcofagi
furono trasportati a Gardone, su richiesta di Gabriele D’Annunzio, per ornare il Vittoriale; tutti,
meno uno, furono restituiti alla città di Vicenza nel secondo dopoguerra.
Nartece: Di fronte alla basilica, una fascia di selciato, larga 90 cm, sta ad indicare gli allineamenti
del ripristino delle sottostanti fondazioni del nartece di epoca paleocristiana. Questo ambiente, posto
trasversalmente alla basilica, per molti secoli fu destinato ad accogliere i catecumeni (coloro che si
stavano preparando a ricevere il Battesimo) e i penitenti, i quali potevano assistere solo alla prima
parte della Messa (l’attuale liturgia della parola).
Facciata: La facciata in mattoni, così come ci è stata restituita dai recenti restauri, è semplice,
sobria, appena mossa da lesene lievemente aggettanti e da due semicolonnine ai lati del portale; il tradizionale
profilo a salienti anticipa all’esterno la tripartizione interna. La luce penetra da un grande
rosone sovrastato da una croce bizantineg-giante; in basso tre portali di cui il maggiore, più volte
rimaneggiato, conserva parte di un affresco anteriore al 1154 con due angeli che suonano le trombe della
Resurrezione, mentre i defunti sorgono dagli avelli.
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