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Il Museo P. Aurelio Menin
Inaugurato nel 1972 dal fondatore, P. Aurelio Menin, raccoglie testimonianze geologiche, soprattutto della zona di Chiampo, ove, tra i 60 e i 50 milioni di anni fa, si estendeva il mare, riccamente popolato di alghe, corallinacee, madrepore, lamellibranchi e gasteropodi, fissatori di carbonato di calcio. Inglobati e cristallizzati da un’eruzione vulcanica, per effetto della sedimentazione successiva divennero quel marmo che tanto ha reso famosi questi colli, racchiudendo e fissando per sempre al suo interno straordinarie forme di vita.

Oggi il museo, notevolmente ampliato, presenta la collezione di paleontologia, con moltissimi reperti fossili, arricchita da quelle di mineralogia, zoologia, conchigliologia, dove spicca il maggiore esemplare di lamellibranco esistente: la Tridacna gigas, del peso di 215 Kg. Si incontrano poi le collezioni di paletnologia, con reperti e strumenti dell’antica popolazione di questa valle, ed etnologia.

Tra le sezioni si segnalano in particolare la gipsoteca del beato Claudio, con i gessi originali dello scultore, la collezione di geologia applicata, che presenta ben 74 qualità di marmo, l’erbario fotografico e altro ancora, in un allestimento intelligente e funzionale anche per esperienze didattiche e approfondimenti di studio.

Il santuario della Madonna
della Pieve di Chiampo
Santa Maria della Pieve viene considerata l'archetipo delle chiese della Valle superiore del Chiampo: attestata in epoca carolingia, si suppone che la presenza di una comunità ecclesiastica nella zona possa essere precedente all’ VIII secolo, e qualche studioso la colloca già in età tardo-romana.

Nel 1910, durante i lavori di rifacimento del cimitero, vennero portate alla luce le fondamenta di una antica chiesetta, posta a pochi metri dall'attuale, che presenta la tipologia delle chiesette campestri dei secoli IX e X. Sarebbe questa la prima Pieve della Valle del Chiampo, centro focale della vita religiosa in qualità di chiesa parrocchiale fino al XIII secolo. Infatti, a partire dalla fine del Duecento, si riscontrano documenti in cui si fa menzione di “Santa Maria Assunta della Pieve”: sembra però che il riferimento sia ad altro edificio, sorto in prossimità di quello più antico, che gli studiosi giustificano considerando l’aumento demografico della comunità religiosa. Attestano la presenza di questa “seconda” Pieve i documenti del 1297 e del 1303, in cui peraltro viene già segnalato il frazionamento dell'unica parrocchia di Chiampo in più parrocchie autonome.

Queste sorsero dalle diverse cappelle della stessa circoscrizione ecclesiastica, anche se gli abitanti della valle continuarono a considerare la Pieve come ecclesia baptimalis, almeno fino al sec. XV, quando avvenne lo spostamento di residenza dei sacerdoti della Pieve verso il centro urbano di Chiampo, generatosi attorno alla chiesa di S. Martino. Si data sempre al XV secolo la statua in pietra della Vergine, che la pietà dei fedeli considerò sacra elevando la Pieve a Santuario mariano, sulla scia di una lunga tradizione devozionale.
Dal XIX secolo la Pieve ospita i Frati Minori. Il primo nucleo vi giunse nel 1867, proveniente da S. Lucia di Vicenza, in seguito alla legge italiana di soppressione degli ordini religiosi. Nel 1876 ebbe inizio il seminario francescano, più volte ampliato nel corso degli anni.
Ma è nella seconda metà del nostro secolo che si assiste alla nascita della “terza” Pieve: il Santuario, eretto nel 1962 in stile romanico-moderno, in seguito alla demolizione della precedente chiesa, che non versava in buone condizioni, ma ad essa collegato con puntuali rimandi storici, come l'altare barocco del 1753 o la lapide di Giacomo Zanella. L’edificio, progettato dall’ing. Ottavio Vignati, rielabora in chiave moderna le linee sobrie dello stile romanico, ha una copertura a due spioventi, un rosone in facciata e il portico, sia di fronte all’entrata principale che a quelle laterali.
Il campanile, in cemento armato, è stato costruito nel 1983 dall’ing. Ferruccio Zecchin.
Dal 1996 il convento gestisce anche una scuola media privata, intitolata a P. Angelico Melotto, missionario e martire.
Nel 1935 il complesso era ultimato, largo 35 metri, alto 15, con cavità e strapiombi che riproducevano perfettamente il paesaggio lourdiano.
Vi si accede oggi attraversando il viale di cipressi, passando sotto l’arco d’ingresso in marmo paglierino, opere più recenti, mentre la statua dell’Im-macolata, quella di Berna-detta, l’altare, la fontana e la cancellata furono co-struiti dallo stesso fra Claudio.
Iniziarono allora i pelle-grinaggi, sempre più nu-merosi soprattutto duran-te le feste e memorie mariane; una devozione animata anche dalla bellezza delle sculture profondamente ispirate e rese quasi “parlanti”.
Fra Claudio, nato al secolo come Riccardo Ganzotto, morì nel 1947; la sua vita fatta di carità, preghiera e opere artistiche, lo fece venerare come santo e il 20 novembre 1994 fu beatificato da Giovanni Paolo II. Oggi è sepolto accanto alla “sua” grotta, in una tomba costruita nel 1980 da F. Zecchin, che ha voluto rendergli omaggio con una costruzione dalle linee semplici e sobrie, a testimonianza di una vita improntata ai valori di povertà e umiltà.
La chiesa, al suo interno, si presenta a navata unica. Ai lati si aprono quattro arconi ove sono stati inseriti, a destra, gli altari di S. Giuseppe e di S. Antonio, e a sinistra quelli del Sacro Cuore e di S. Francesco. Negli spazi intermedi sono stati collocati i confessionali per accogliere i pellegrini che si accostano al sacramento della penitenza. In fondo alla navata il presbiterio si chiude con l’altar maggiore, dietro al quale è il coro ligneo dei frati.

L’altare principale del 1743, in marmo bianco locale, con colonnine e specchiature in marmi policromi di provenienza esterna, racchiude all’interno di una nicchia la statua in pietra tenera dipinta raffigurante la Vergine in trono con il Bam-bino, opera di ignoto artista locale della fine del sec. XV.
Ai lati del presbiterio tre piccoli archi sostenuti da colonne, a cui fanno da richiamo le logge sovrastanti, conducono, a destra, nei locali della sacrestia e a sinistra nella penitenzieria.
Tutta la navata riceve luce dal rosone e dalle otto finestre laterali in vetro istoriato, con scene della Vita di Maria e dei padri francescani legati al santuario di Chiampo. Sulla controfacciata è stata collocata la tela con l’Assunzione della Vergine, opera di ambiente veneto del sec. XVIII, già pannello centrale del soffitto della precedente chiesa.
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