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La comunità di Scaldaferro offre ogni anno il proprio lavoro per l’allestimento di un
presepio straordinario, premiato anche come Migliore Presepio Biblico del Mondo. Inaugurato nel 1971
dal suo grande promotore, don Giulio Dall’Olmo, si ispira fedelmente al Libro Sacro della Bibbia,
riproducendo la nascita di Gesù nella grotta di Betlemme, assieme alle località e agli
avvenimenti della Palestina. Una voce guida i visitatori nella scoperta degli scorci, nelle riflessioni
meditative, nella comprensione del messaggio biblico. Scritte, scenari, piccoli particolari altamente
simbolici vengono via via inquadrati con fasci luminosi, in una successione, anche temporale, che ripercorre
i cicli dell’intera vita di Cristo. Chi vi entra rimane affascinato dalle ricostruzioni fedeli,
dalle luci, dal sonoro, ma ancor più dal messaggio, che rimanda costan-temente ad una riflessione
sulla Storia della Salvezza, entro cui si colloca l’orizzonte di ogni cristiano.
La chiesa sorge entro l’antica corte benedittina chiamata “Fonzase” (dal latino “fondere”)
e poi Scaldaferro, toponimi che segnalano la presenza di una fucina, dove si lavoravano già dal
sec. X gli utensili necessari alle opere di bonifica delle terre circostanti il monastero. Proprio attorno
a questa attività si formò il primo nucleo abitativo della borgata o contrada di Scaldaferro,
in una zona a ridosso delle strutture di contenimento delle acque del Brenta, divenuta all’inizio
del sec. XV proprietà della famiglia veneziana dei Mocenigo.
La tradizione fa risalire all’agosto del 1665 la data in cui sul muro esterno della fattoria dominicale
venne dipinta l’immagine della Vergine Maria “emanante raggi di luce”.
Si tratta di un affresco, risalente secondo gli studiosi alla seconda metà del XVII secolo, di
paternità ignota. Riconosciuta invece dalla devozione popolare la matrice divina, venne subito
eretto un capitello e un sacello con altare. Infatti, nonostante l'insalubrità del luogo, fiancheggiato
da una conca di acqua stagna, molti fedeli accorsero a pregare la Vergine invocandone la protezione e
particolari grazie per gli ammalati.
Nell’anno 1698 Paolina Mocenigo Malipiero sposò il Conte Girolamo Venier portando in dote
i possedimenti di Scaldaferro: questa famiglia di sincera devozione mariana, nel 1715 fece costruire
un tempietto ottagonale, decorato a stucco, con altare dedicato alla Vergine, inoltre, sulle quattro
colonne del precedente sacello, elevò il campanile. Nell’anno 1756 giunse a Scaldaferro
in qualità di custode un eremita francescano, Gian Maria Violin, sotto il cui influsso fu incoronata
l’immagine della Vergine.
Il territorio di Scaldaferro vide l’alternarsi di diversi tenutari, che esercitarono lo ius patronatus
anche sulla chiesa: dopo i Venier, che istituirono la mansioneria, fu la volta dei Contarini, dall’anno
1792, quindi i conti Scaramuzza, dal 1830, l’Arciduca Ranieri d’Austria, Vice Re del Regno
Lombardo Veneto, dal 1840, i Conti De Bordeaux, dal 1881, ed infine le terre passarono nel 1910 alla
famiglia Gonzato.
Nel 1902 divenne parroco di Pozzoleone don Elia Dalla Costa, futuro Cardinale e graziato egli stesso
dalla Madonna. Il suo impegno in favore del santuario mise fine allo ius patronatus durato per secoli,
ottenendo nel 1910 dai conti De Bordeaux, raffigurati nei due medaglioni sulla facciata dell’edificio
sacro, la donazione della chiesa di Scaldaferro al beneficio parrocchiale di Pozzoleone. Fu sempre il
Dalla Costa, ormai Vescovo di Padova, a benedire il giorno 8 settembre del 1923 il nuovo Santuario della
Madonna di Scaldaferro, notevolmente ampliato. Eretto a parrocchia nel 1954, fu successivamente dotato
di un ulteriore spazio sacro: il Porticale. L’ex-stalla, sapientemente restaurata sotto la direzione
di don Giulio dall’Olmo, ospita oggi le grandi cerimonie.
Attualmente la chiesa è officiata da una Comunità Marianista, chiamata a reggere il santuario
dal vescovo di Vicenza nel 1993.
con ricami geometrici, arricchiti da un monile centrale e da sei pendagli. Sopra questa veste era una
sorta di grembiule dall'orlo ricamato, dal quale usciva uno scettro. È probabilmente originale
anche la cornice rettangolare dipinta attorno all’immagine della Vergine.
Tra la seconda metà del '700 e l’inizio dell’ '800, vennero aggiunte ai lati della
Madonna le figure di S. Antonio da Padova con giglio e libro, sulla sinistra, e S. Francesco d’Assisi
con croce e libro, a destra, su di un paesaggio “trasparente” con profili di montagne sullo
sfondo. Ai due santi, nominati compatroni della parrocchia, furono dedicate, assieme alle Vergine, le
campane del campanile adiacente alla chiesa. Sembra si possa ascrivere allo stesso periodo l’incoronazione
della Vergine con un diadema in metallo, lavorato artisticamente da un artigiano locale, la cui decorazione
era impreziosita di pietre dure, perle, e quattro stelle d’oro.
Vennero successivamente ridipinte le vesti della Madonna e scomparvero sia il grembiule sia lo scollo
con monile e pendenti, che si trasformarono in una unica veste più semplice, dalla quale spuntava
la mano sinistra reggente lo scettro, evidente aggiunta. Modificò ulteriormente l’immagine
della Madonna la scomparsa della corona, poi ritrovata in occasione del restauro del 1984; la Vergine
comparve allora senza copricapo, con il velo, sul quale poi tornò a poggiare una corona, questa
volta dipinta.
L’ultimo già citato restauro ha voluto recuperare l’originaria figurazione della Vergine,
quale ora troneggia sull'altare maggiore del Santuario di Scaldaferro: è questa l’immagine
venerata da un’ininterrotta e sincera devozione popolare, segno della presenza di Maria nella vita
dei fedeli.
La chiesa, al suo interno, presenta una pianta a croce inscritta, allungata dal presbiterio, che insiste
sull’antico tempietto ottagonale. Qui è collocato l’altare maggiore, opera settecentesca,
di stile barocco, che incornicia la Sacra immagine della Madonna. Il coro ligneo è del sec. XVIII,
di scuola veneziana; al centro, l’altare rivolto al popolo conserva il paliotto “mariano”,
con scritta devozionale, inserito un tempo nell’altare principale, entro cui è stato adattato
un paliotto ad intarsio marmoreo del Seicento. Sopra l’arco trionfale è una Gloria di angeli,
opera di Ottorino Tassello di Bassano.
Il Porticale, cui si accede sia dall’interno della chiesa, che dai lati e dal giardino esterno,
ha mantenuto la struttura del rustico, con muratura in intonaco grezzo e copertura a capriate. Costruito
tutto con materiale di recupero, conserva una balaustra in pietra tenera, due colonne tortili, entro
cui è posto l’altare per la celebrazione, mentre dietro è ancora visibile la greppia
originaria.
Molte sono le grazie testimoniate nel tempo dai numerosissimi ex-voto presenti nel Santuario e appesi,
in parte, alle pareti dello stesso Porticale.
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