|
Soffitto: troviamo l’intero ciclo di Giulio Carpioni, compiuto nel biennio 1677-78 e sua ultima
opera, morirà infatti l’anno successivo. Per l’osservazione (vedi pianta) seguiamo
la ripartizione in fasce longitudinali, partendo ogni volta dal lato sopra il portale.
Fascia centrale: nel primo comparto, sopra l’ingresso, Angeli portano esultanti in cielo l’abito,
la cintura e gli strumenti penitenziali del Santo . Segue, a forma di campana, la prima di otto allegorie:
la Meditazione : un uomo guarda in alto, mentre due donne osservano a terra un teschio. Nell’ovale
di centro S. Nicola assunto in cielo : in basso il santo morto, quindi trionfante in cielo, infine accolto
dalla Trinità. Nella seconda allegoria a “campana”, la Carità : una donna regge
la croce e il calice; infine, sopra l’altare, Angeli cantano e suonano inneggiando al trionfo del
Santo Fascia destra: La Castità : una donna con uno strumento di penitenza schiaccia un Amorino;
la Sobrietà un uomo, dalla bocca bendata e con un cartiglio in cui sta scritto “Pauca vescor” (Poco
mi basta), rifiuta la florida donna ai suoi piedi e l’altra che cuoce; l’Obbedienza : una
donna con il crocefisso sta curva sotto un giogo. Fascia sinistra: La Pazienza : una donna con croce
e Vangelo regge una fiamma; la Penitenza : una donna in cilicio e con una corda ai fianchi armata di
flagello si scaglia contro una coppia di viziosi e il demonio che li sorvola; la Mitezza : una donna
umile porta un agnello.
Nel 1498 si costituì a Vicenza la “Venerabile Confraternita di
S. Nicola da Tolentino”, presso la chiesa di S. Michele degli Agostiniani, eretta tra il 1260 e
il 1285 e oggi scomparsa per l’improvvida distruzione del 1812. Qui era stato edificato, alla metà del
Quattrocento, un altare dedicato a s. Nicola da Tolentino, oblato degli Agostiniani, il cui culto, dopo
la canonizzazione del 1447, si era diffuso rapi-damente. Nel 1505 i padri di San Michele cedettero alla
confraternita parte del sagrato e del cimitero antistante la loro chiesa, per permettere ai devoti di
s. Nicola la costruzione di un proprio oratorio. Tale costruzione vedrà la con-fraternita costantemente
impegnata per rendere l’oratorio più ricco e prestigioso, predisponendo i diversi interventi
dal punto di vista architettonico ed artistico in base alle disponibilità economiche, pur mantenendo
l’impegno caritatevole come caposaldo della propria attività sociale.
Negli anni l’oratorio fu prima allungato (1634-1654), poi innalzato per il rifacimento del soffitto,
infine completato con la bella facciata (1671-1678).
All’interno i vari interventi per l’arricchimento artistico durarono fin verso il 1680. L’oratorio
dal 1810 dipende dalla Chiesa di
S. Maria in Foro (dei Servi) e, scampato alle devastazioni della guerra, è stato restaurato nel
1946.
La facciata è opera probabilmente del vicentino Carlo Bottiron, compiuta fra 1676 e il 1681.
È definita da quattro pilastri corinzi su alto zoccolo, e sormontata da un timpano triangolare,
con al centro la stella simbolo di
s. Nicola.
Sopra tre statue realizzate entro il 1679, forse dal lombardo Francesco Pozzo, rappresentano la Madonna
con il Bambino fra
S. Agostino e S. Nicola.
Nicola nacque a Castel Sant’Angelo, nel 1245. I testi agiografici sul Santo raccontano di come
i genitori, privi di prole, avessero ottenuto la grazia di un figlio per intercessione di s. Nicola da
Bari.
La sua giovinezza esemplare culminò con l’ingresso, in qualità di oblato, fra gli
Agostiniani. Nel 1269 fu ordinato sacerdote, cominciando una serie di spostamenti di città in
città, probabilmente per motivi di apostolato. Nel 1275 si stabilì definitivamente a Tolentino
dove morì nel 1305. Nel 1325 si tenne il processo di canonizzazione, che delineò, attraverso
più di trecento testimonianze, la figura carismatica del santo, il cui culto si diffuse in modo
rapido ed esplosivo secondo tre direttive salienti di devozione: il taumaturgo, difensore della persona,
della maternità e dell’infanzia; il protettore delle anime purganti, come attestano anche
due bolle papali; il protettore contro le epidemie o gli incendi, già dagli scritti del suo primo
biografo, frate Pietro.
La canonizzazione giunse però solo nel 1446, ad oltre un secolo dal processo, per i ritardi conseguenti
lo scisma d’Occidente. Nella tradizione iconografica, s. Nicola è quasi sempre rappresentato
come un giovane dal viso glabro, con alcuni attributi che lo condraddistinguono: la stella in mezzo al
petto, il libro delle regole agostiniane e il giglio. Con queste caratteristiche è raffigurato
anche nell’Oratorio vicentino, dove in particolare sono dipinte le Storie di S. Nicola, che ripercorrono
la vicenda della sua vita dalla nascita “per grazia ricevuta”, all’ingresso tra gli
Agostiniani, giungendo ai vari miracoli, prevalentemente di guarigione, ma con alcune sorprendenti resurrezioni.
Tutto il ciclo pittorico sottolinea inoltre la sua particolare intercessione per le anime purganti e
la sua potenza di mediazione salvifica.
Accolto nella reggia celeste quale campione di virtù, viene raffigurato in Gloria nello splendido
soffitto che porta la firma di Giulio Carpioni.
L’oratorio di San Nicola è un’aula rettangolare ben proporzionata. All’interno
si trovano numerose tele, tutte sulla vita di s. Nicola da Tolentino, disposte su due fasce orizzontali
che corrono lungo le pareti e sul soffitto. I dipinti sono inseriti in pregevoli cornici a stucco e all’imponente
altare fanno eco, addossate alle pareti, le quattro edicole con statue in pietra tenera, raffiguranti
S. Giovanni Evangelista, L’Assunta, Cristo e S. Giovanni Battista, che danno un effetto finale
di grande equilibrio.
Quello che oggi ammiriamo è frutto di una serie di interventi commissionati dalla Confraternita
di San Nicola da Tolentino man mano che le disponibilità economiche lo permisero. Fondamentale è la
presenza nell’oratorio dei dipinti di Francesco Maffei (1605-1660) e di Giulio Carpioni (1613-1679),
due fra i massimi pittori del Seicento veneto.
I loro interventi fanno della decorazione dell’oratorio di
San Nicola una delle maggiori espressioni dell’arte pittorica del XVII secolo in Italia e, per
l’Arslan, la principale della nostra regione.
Nota è la contrapposizione fra i due artisti per i diversi esiti che raggiunsero partendo entrambi
dalla stanca produzione di maniera della fine del Cinquecento. Il ciclo pittorico, descritto rapidamente,
rimanda agli episodi salienti della vita del Santo (vedi Approfondi-mento tematico), e inizia con i dipinti
della fascia inferiore, posti fra i dorsi lignei e le tele della fascia superiore, detta l’attico,
intervallati dalle edicole e dall’altare.
Fra questi sono comprese tutte le opere eseguite dal Maffei per l’oratorio negli anni dal 1655-1657.
Appena entrati, ci volgiamo alla parete destra e procediamo verso l’altare.
I° comparto: Guarigione miracolosa di S. Nicola, l’opera eseguita dopo la decorazione del soffitto
e dell’attico, nel 1687 da Antonio Zanchi.
II° comparto: I miracoli di Perugia e Foligno, tela di Francesco Maffei, con in primo piano S. Nicola
che salva un condannato.
III° comparto: l’unica opera di Giovanni Carpioni posta nella fascia inferiore (oggi però in
restauro): S. Nicola libera un ossesso (1656).
Parete di fondo: a destra una delle opere più antiche, eseguita da Giuseppe Alabardi detto degli
Schioppi, artista poco conosciuto: S. Nicola conversa sulla riva del mare con donne e bambini. La Trinità posta
nell’intercolumnio dell’altare maggiore è del Maffei; essa non fu ideata per l’oratorio,
ma vi fu trasferita in occasione del restauro compiuto nel 1946. L’opera di grande valore è attribuibile
alla metà del XVII secolo, contemporanea quindi alle altre maggiori presenti in S. Nicola. Il
Padre in un’iconografia insolita sorregge il Figlio crocifisso, mentre in basso Abramo e Sara ricevono
i tre angeli, prefigurazione veterotestamentaria della Trinità. A sinistra dell’altare ancora
del Maffei, S. Nicola prega, visitato da un angelo eseguita nel 1626, rivela i primi passi del grande
pittore vicentino.
Parete sinistra:
I° comparto: S. Nicola libera dall’Inferno l’anima del confratello Pellegrino Osimo (1662)
di Giovanni Cozza, artista vicentino che segue la lezione del Carpioni.
II° comparto: la scena più complessa, dipinta dal Maffei, con il S. Nicola prega per le anime
del Purgatorio: a sinistra il santo osserva le anime purganti dopo aver celebrato in loro suffragio la
Messa, rievocata a destra.
III° comparto: sempre del Maffei, il Miracolo di Cordova: nella città piemontese il Crocifisso
e la statua di San Nicola sono condotti in due distinte processioni per intercedere per la cessazione
della peste e al momento dell’incrocio prendono vita e si abbracciano.
L’attico: con il rifacimento del soffitto si ottenne l’innalzamento delle pareti e si provvide
perciò alla decorazione del nuovo spazio orizzontale ricavato.
Si decise di collocare quattro finestre quadrate, le attuali, sopra le edicole, sostituendo le precedenti
sei aperture semicircolari. Queste offrivano tuttavia una migliore valorizzazione delle opere poiché,
situate sopra ciascuna tela, illuminavano in diagonale il corrispettivo dipinto della parete di fronte.
Le dieci opere, compiute attorno al 1680, sono di artisti diversi, la loro attribuzione è dibattuta,
ma di interessante livello artistico. Le osserviamo mantenendo l’ordine già utilizzato,
partendo cioè dall’angolo a destra, lato portale, e procedendo verso l’altare.
Parete destra:
S. Nicola guarisce Filippo dell’Amandola da una piaga a una gamba, poi, Nascita di San Nicola,
quindi, Il giovane Nicola veste l’abito e la cintura degli Eremitani di S. Agostino.
Sopra l’altare: un’Annunciazione, “tagliata” dopo l’innalzamento, unica
tela a non avere s. Nicola come protagonista.
Parete sinistra: S. Nicola disputa con i miscredenti e li rende pensosi, poi, Resurrezione di Francesco
di Treia, miracolo del 1317, quindi, Annuncio miracoloso della nascita di S. Nicola: s. Nicola da Bari
appare ai futuri genitori di
s. Nicola da Tolentino.
Controfacciata (sopra il portale): S. Nicola e l’angelo custode salvano un bambino dal demonio,
poi, S. Nicola fa scaturire l’acqua da una canna piantata nella terra, infine, S. Nicola restituisce
vita al braccio amputato di un frate agostiniano.L’oratorio di San Nicola è un’aula
rettangolare ben proporzionata. All’interno si trovano numerose tele, tutte sulla vita di s. Nicola
da Tolentino, disposte su due fasce orizzontali che corrono lungo le pareti e sul soffitto. I dipinti
sono inseriti in pregevoli cornici a stucco e all’imponente altare fanno eco, addossate alle pareti,
le quattro edicole con statue in pietra tenera, raffiguranti S. Giovanni Evangelista, L’Assunta,
Cristo e S. Giovanni Battista, che danno un effetto finale di grande equilibrio.
Quello che oggi ammiriamo è frutto di una serie di interventi commissionati dalla Confraternita
di San Nicola da Tolentino man mano che le disponibilità economiche lo permisero. Fondamentale è la
presenza nell’oratorio dei dipinti di Francesco Maffei (1605-1660) e di Giulio Carpioni (1613-1679),
due fra i massimi pittori del Seicento veneto.
I loro interventi fanno della decorazione dell’oratorio di
San Nicola una delle maggiori espressioni dell’arte pittorica del XVII secolo in Italia e, per
l’Arslan, la principale della nostra regione.
Nota è la contrapposizione fra i due artisti per i diversi esiti che raggiunsero partendo entrambi
dalla stanca produzione di maniera della fine del Cinquecento. Il ciclo pittorico, descritto rapidamente,
rimanda agli episodi salienti della vita del Santo (vedi Approfondi-mento tematico), e inizia con i dipinti
della fascia inferiore, posti fra i dorsi lignei e le tele della fascia superiore, detta l’attico,
intervallati dalle edicole e dall’altare.
Fra questi sono comprese tutte le opere eseguite dal Maffei per l’oratorio negli anni dal 1655-1657.
Appena entrati, ci volgiamo alla parete destra e procediamo verso l’altare.
I° comparto: Guarigione miracolosa di S. Nicola, l’opera eseguita dopo la decorazione del soffitto
e dell’attico, nel 1687 da Antonio Zanchi.
II° comparto: I miracoli di Perugia e Foligno, tela di Francesco Maffei, con in primo piano S. Nicola
che salva un condannato.
III° comparto: l’unica opera di Giovanni Carpioni posta nella fascia inferiore (oggi però in
restauro): S. Nicola libera un ossesso (1656).
Parete di fondo: a destra una delle opere più antiche, eseguita da Giuseppe Alabardi detto degli
Schioppi, artista poco conosciuto: S. Nicola conversa sulla riva del mare con donne e bambini. La Trinità posta
nell’intercolumnio dell’altare maggiore è del Maffei; essa non fu ideata per l’oratorio,
ma vi fu trasferita in occasione del restauro compiuto nel 1946. L’opera di grande valore è attribuibile
alla metà del XVII secolo, contemporanea quindi alle altre maggiori presenti in S. Nicola. Il
Padre in un’iconografia insolita sorregge il Figlio crocifisso, mentre in basso Abramo e Sara ricevono
i tre angeli, prefigurazione veterotestamentaria della Trinità. A sinistra dell’altare ancora
del Maffei, S. Nicola prega, visitato da un angelo eseguita nel 1626, rivela i primi passi del grande
pittore vicentino.
Parete sinistra:
I° comparto: S. Nicola libera dall’Inferno l’anima del confratello Pellegrino Osimo (1662)
di Giovanni Cozza, artista vicentino che segue la lezione del Carpioni.
II° comparto: la scena più complessa, dipinta dal Maffei, con il S. Nicola prega per le anime
del Purgatorio: a sinistra il santo osserva le anime purganti dopo aver celebrato in loro suffragio la
Messa, rievocata a destra.
III° comparto: sempre del Maffei, il Miracolo di Cordova: nella città piemontese il Crocifisso
e la statua di San Nicola sono condotti in due distinte processioni per intercedere per la cessazione
della peste e al momento dell’incrocio prendono vita e si abbracciano.
L’attico: con il rifacimento del soffitto si ottenne l’innalzamento delle pareti e si provvide
perciò alla decorazione del nuovo spazio orizzontale ricavato.
Si decise di collocare quattro finestre quadrate, le attuali, sopra le edicole, sostituendo le precedenti
sei aperture semicircolari. Queste offrivano tuttavia una migliore valorizzazione delle opere poiché,
situate sopra ciascuna tela, illuminavano in diagonale il corrispettivo dipinto della parete di fronte.
Le dieci opere, compiute attorno al 1680, sono di artisti diversi, la loro attribuzione è dibattuta,
ma di interessante livello artistico. Le osserviamo mantenendo l’ordine già utilizzato,
partendo cioè dall’angolo a destra, lato portale, e procedendo verso l’altare.
Parete destra:
S. Nicola guarisce Filippo dell’Amandola da una piaga a una gamba, poi, Nascita di San Nicola,
quindi, Il giovane Nicola veste l’abito e la cintura degli Eremitani di S. Agostino.
Sopra l’altare: un’Annunciazione, “tagliata” dopo l’innalzamento, unica
tela a non avere s. Nicola come protagonista.
Parete sinistra: S. Nicola disputa con i miscredenti e li rende pensosi, poi, Resurrezione di Francesco
di Treia, miracolo del 1317, quindi, Annuncio miracoloso della nascita di S. Nicola: s. Nicola da Bari
appare ai futuri genitori di
s. Nicola da Tolentino.
Controfacciata (sopra il portale): S. Nicola e l’angelo custode salvano un bambino dal demonio,
poi, S. Nicola fa scaturire l’acqua da una canna piantata nella terra, infine, S. Nicola restituisce
vita al braccio amputato di un frate agostiniano.
|