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La lista è lunghissima. Per esempio, di Dino è proverbiale la resistenza e la capacità di
stritolare le tacchette. Lo sa bene chi ha avuto occasione di vederlo in azione magari al Covolo, una
delle sue falesie preferite. Ma cos'altro? Queste ed altre domande in campo sportivo non hanno mai
una risposta sicura. Alle volte è sottile, quasi impalpabile, quel qualcosa in più che
fa vincere. Ma la grinta di quel successo a Malè resta impressa, è la dimostrazione di
una forza e una volontà travolgenti: un altro tassello per il ritratto di uno degli arrampicatori
ed atleti più forti del momento.
Dino Lagni durante un'arrampicata
Gli inizi e le tappe più importanti della sua storia di arrampicatore.."Ho iniziato tanti
anni fa con un mio amico, Andrea e da allora non ho più smesso. Ero affascinato dalla roccia e
dai lunghi viaggi per andarla scoprire in tutte le sue diversità. Probabilmente la cosa fondamentale
e stata una bella compagnia di amici che si divertiva un mondo, praticamente la stessa cosa di adesso
anche se con persone diverse. Più di tutto comunque e stato incontrare Lisa che poi sarebbe diventata
mia moglie e con cui ho condiviso roccia, trave e muro".
Come ha deciso di partecipare alle gare? "Ho cominciato a partecipare alle gare per conoscere di
persona i forti arrampicatori che già allora macinavano vie di 8a a vista, ed erano veramente
forti come si leggeva sugli articoli delle riviste specializzate! Quanto tornavo raccontavo ai miei amici
le incredibili sospensioni eseguite con una sola mano su microtacche, di cui ero stato testimone e tutto
questo mi dava stimolo per cercare di migliorarmi. La falesia resta comunque il mio terreno preferito
perchè attorno ad essa ruotano molte altre cose, gli amici, i viaggi, le ferie"
Dino nella vita è ragioniere in una ditta di Schio. Un lavoro d'ufficio che gli permette un orario
tradizionale: sveglia alle sette, lavoro fino alle cinque di sera e poi subito a casa per fare muro.
Una routine lavorativa nella quale l'arrampicata è fondamentale per smaltire le tensioni accumulate
nell'attività sedentaria.
Dice ancora Dino: "ho iniziato ad arrampicare molti anni fa ed oggi mi sembra perfettamente normale
continuare a farlo, mi fa star bene ed allo stesso tempo continuo l'esplorazione della mia verticalità interiore.
Continuo a provare fortissime motivazioni per l'arrampicata, ho sempre voglia di far meglio, di migliorarmi
e questo non mi fa pesare assolutamente l'allenamento".
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