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Tra le discipline sportive ed olimpioniche che hanno regalato maggiori fasti allo sport vicentino c'è senza
dubbio la regina degli sport, l'atletica leggera. E a proposito di regine, se dovessimo eleggerne una,
a sibolo rappresentativo delle atlete vicentine di tutti i tempi, non avremmo alcun dubbio a fare il
nome di Gabriella Dorio, di Cavazzale, un paesino a pochi chilometri da Vicenza. Per le sue
imprese sportive e i tanti titoli vinti, indimenticabile quello più grande di tutti, la medaglia
d'Oro nei 1.500 metri piani alle Olimpiadi di Los Angeles (Usa) nel 1984, Gabriella Dorio è stata
la numero 1 indiscussa del mezzofondo azzurro femminile.
Il palmares di Gabriella è davvero impressionante: tre volte olimpionica (1° a Los
Angeles, 4° a Mosca 1980 e 6° a Montreal 1976), settima ai Mondiali di Helsinki, medaglia di
bronzo agli Europei di Atene e finalista in quelli di Roma e Praga, dieci volte primatista italiana negli
800, nei 1.500, nei 3.000 e nel miglio. In tutto Gabriella Dorio ha totalizzato 61 presenze nella squadra
nazionale italiana. Arrivata all'attività sportiva quasi per caso, al tempo delle scuole medie
inferiori vincendo una campestre, Gabriella ha capito subito che quella era la sua strada.
"A dire il vero non si è trattato di un grande sforzo- ha detto durante una conferenza
nel 1988- eravamo in due, e nessun'altra voleva sperimentarsi sulla prova di resistenza. Ma il destino è il
destino. Ho continuato con la campestre provinciale e poi, per un caso davvero fortunoso, ho sostituito
in una campestre nazionale una concorrente ammalatasi. Dopo aver vinto questa rassegna mi sono indirizzata
alle gare su pista, partecipando a Roma ai giochi della gioventù, dove ho vinto la gara sui 1000
metri. Non ho più smesso di correre. Mi piaceva e mi irrobustiva fisicamente e più ancora
psicologicamente. Ero una ragazza molto timida, vorrei dire timidissima: quasi non parlavo. Correre significò per
me anche crescere, aprirmi agli altri, maturare".
Piccola, grande campionessa Gabriella. Le piace raccontare un aneddoto realmente accaduto. In
una scuola un ragazzino una volta esclamò: "Sei tutta qua?". Lei non si scompose più di
tanto e confessa: "Quando ho iniziato atletica ero magra, piccolina. Correndo sono cresciuta
un po', ma ancora a quattordici anni pesavo 37 chili. Mi vergognavo e avevo tutti i complessi di una
adolescente esile e smilza"."Per emergere nello sport ci vogliono senza dubbio doti fisiche,
ma resto del parere che l'allenamento paghi comunque. Con la costanza e con la perseveranza si arriva
tutti ai grandi risultati attesi, che corrispondono non tanto alle vittorie in sè, quanto piuttosto
alla progressiva scoperta dei nostri limiti.
E' stata la scuola dunque ad avviarla allo sport, tuttavia senza passione e dedizione individuale
non avrebbe ottenuto i risultati raggiunti. E da allora, Gabriella si batte per diffondere sempre più lo
sport all'interno delle scuole e nei programmi di educazione fisica. Memore dei suoi successi, la campionessa
vicentina è più che mai convinta che l'educazione fisica insegnata in tenera età sia
uno dei migliori viatici per crescere, fisicamente e psicologicamente. E, visti i suoi risultati, chi
può darle torto?
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