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I pronostici non possono quindi escluderlo, anche se ogni gara, soprattutto una gara come la maratona,
fa storia a sè. Alle 14.37 locali Bordin parte insieme ad altri 123 atleti per quella che sarà la
giornata più bella della sua carriera. Fa la corsa su se stesso, più che sugli avversari.
La svolta avviene intorno al quarantesimo chilometro. Davanti a lui ci sono proprio Salah, che conduce
da diversi chilometri, e Wakihuri. Bordin sa che se vuole vincere deve rischiare, ma sa anche che se
rischia troppo puþ perdere anche il bronzo, che al momento ha già al collo.
Quando vede che Wakihuri comincia a voltarsi con eccessiva frequenza, capisce che il keniano è in
riserva e prende coraggio. Rompe gli indugi e va a prenderlo. Poi, là davanti, vede nel mirino
Salah. Anche il gibutiano non ne ha più, lo capisce perchè a sua volta continua a girarsi.
Ancora uno sforzo e anche Salah viene raggiunto e superato in tromba. A quel punto, quando mancano meno
di 2 km al traguardo, Bordin stringe i denti e vola verso il traguardo, che taglia dopo 2 ore,
10 minuti e 32 secondi. Subito dopo si inginocchia, esausto, e bacia per terra, in segno di ringraziamento.
Gelindo Bordin è campione olimpionico, l'Italia aggiunge al suo carniere una medaglia d'oro storica
e la città di Vicenza esulta per questo suo campione umile e straordinario.
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